Prevenzione e cura del piede e della caviglia del bambino che gioca a calcio.

Si comincia con la Scuola Calcio, a 6/7 anni e poi tanti non smettono più, neanche da adulti, indipendentemente dai risultati conseguiti e dagli espliciti commenti non esattamente lusinghieri di amici e compagni di squadra.

I benefici, che il calcio può portare nella vita dei nostri bambini, sono a me molto evidenti e vanno oltre le chimere di alcuni genitori che vedono nei loro figli i futuri Ronaldo o Messi.

I bimbi tenuti forzatamente lontani dai campi da gioco con finalità terapeutiche, spesso immotivate, manifestano cambiamenti negativi. Infatti, in quanto Medico Chirurgo Ortopedico, mi capita di osservare la crescita di piccoli pazienti ed in particolare dei loro piedini piatti che, spesso, con il tempo spontaneamente si trasformano in fisiologici piedi adulti.

Questo percorso può essere più o meno veloce e, di norma, si compie in un range di età compreso tra gli 8 e i 12 anni. Nei bambini in cui questo processo ha tempi più lunghi mi capita frequentemente di incontrare piccoli pazienti che arrivano da me per una seconda opinione in merito all’utilizzo di plantari o anche per un consiglio sullo sport da praticare.

A questi giovani spesso è stato consigliato un plantare poco confortevole ed incompatibile con l’attività sportiva o, altrettanto frequentemente, è stato loro suggerito loro di cambiare sport senza dare motivazioni concrete. In linea di principio, par praticare sport diversi, anche allo stesso tempo, non è sbagliato. Infatti ciò gli consentirà di acquisire schemi motori differenti, aiutandolo a sviluppare un’intelligenza propriocettiva (ossia affinità allo sport) maggiore. Tuttavia, privare un bimbo dello sport amato può essere un grave errore. Il risultato potrebbe essere una generalizzata disaffezione verso l’attività motoria ed un conseguente aumentato rischio di incorrere nel sovrappeso o persino nell’obesità.

Ad uno sport si richiede di favorire uno sviluppo psico-fisico armonico nell’individuo e, così come in una dieta equilibrata, la varietà è da prediligere alla ripetitività.

Per citarne uno fra tanti: Zlatan Ibrahimovic ha associato per lungo tempo la pratica di arti marziali al calcio. È solo un esempio di come schemi motori diversi, appresi da attività sportive molto differenti, offrano all’atleta dotato, così come all’uomo comune, la possibilità di sviluppare un linguaggio del corpo nuovo e mai prevedibile.

Cari genitori, lasciate che i vostri figli seguano le loro passioni ed accompagnateli consapevolmente lungo la loro crescita, fisica ed umana, senza mai abbandonarvi ad eccessive ansie o a ingombranti aspettative.

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