Prevenzione e cura del piede e della caviglia del bambino.

Care mamme, il tempo vola e siamo ormai giunti a settembre, un mese importate per genitori e bambini, ecco perché ho scelto di trattare l’argomento “i bambini e lo sport”.

Ma quali sport sono adatti ai nostri bambini e con che frequenza è bene che vengano praticati?

Sono molteplici i fattori che determinano la risposta alla domanda appena posta. Un buon punto di partenza è stabilire, insieme ad un professionista, lo stato di salute del nostro bambino.

Mamme, dovete sapere che il momento giusto per una prima valutazione del bambino è tra i 6 e gli 8 anni. In questa fascia d’età, lo sviluppo fisiologico del piede e della caviglia, permettono di definire con precisione l’insorgenza o meno di patologie quali i famosi “piedi piatti”.

Il piede piatto nel bambino fino ai 7-8 anni è il più delle volte indice di normalità.

Basti pensare che il percorso di crescita, che porterà un bimbo dal “gattonare” alla stazione eretta ed al cammino bipodalico, è segnato da tante cadute. Il piede piatto, inizialmente, risulta dunque un vantaggio. Un’ampia base di appoggio, che rende i bimbi più stabili durante i primi passi, inizialmente incerti poi sempre più sicuri e baldanzosi.

Una volta acquisito pienamente lo schema motorio del passo, il bambino, si applicherà per imparare quello della corsa, i salti, fino ad arrivare l’attività sportiva vera e propria.

Una camminata in punta di piedi, i piedini ruotati all’interno, un atteggiamento durante la corsa che porti a frequenti cadute possono essere, il più delle volte, parte di questo percorso fisiologico, ma ovviamente suggeriscono una valutazione dello specialista.

Per la maggior parte dei bambini, con il tempo, dall’età di 8 anni fino ai 13-14 il piede gradualmente si normalizzerà naturalmente.

Molto spesso però, una valutazione non corretta o non tempestiva del reale stato di salute dei vostri piccoli, può determinare l’interruzione repentina ed ingiustificata delle attività preferite dai vostri bimbi.

Molti bambini, oggi come ieri, vengono indotti a smettere di praticare il proprio sport preferito, per esempio, in funzione di un altro. Perché questo avviene?

Perché vengono diagnosticati i piedi piatti.

Il passato ci racconta del piattismo del piede come una debolezza “allenabile” di alcuni gruppi muscolari. Venivano pertanto suggeriti esercizi specifici per “potenziare” o “facilitare” l’uso di questi muscoli.

Ecco spiegata anche la prescrizione di certi sport in favore di altri con finalità terapeutiche. Questa corrente di pensiero, ahimè non è del tutto abbandonata.

Dunque a che professionista è bene rivolgersi per la valutazione del piede dei nostri bambini?

È naturale che i genitori si rivolgano dapprima ai colleghi Pediatri, il cui contributo è preziosissimo. Sappiate però che spesso mi capita di visitare, tardivamente, piccoli pazienti distolti dal loro sport preferito, in nome di “nobili finalità correttive”.

Ad esempio, bimbi che non riescono più a partecipare ad attività ludiche e sportive perché ostacolati da fastidiosi e voluminosi plantari.

La storia del trattamento del piede piatto dei bambini è fatta di plantari correttivi e calzature ortopediche. Oggi è scientificamente dimostrato che questi presidi non hanno alcuna utilità terapeutica e spesso producono anche dolorosi decubiti o ipercheratosi nella zone di carico.

Questo non significa che essi siano controindicati a priori, ma debbono essere utilizzati unicamente per il controllo della sintomatologia dolorosa e per favorire un appoggio armonico.

Pertanto la caratteristica di un plantare deve essere la confortevolezza, con la consapevolezza di chi li propone, che non saranno gli artefici della correzione, quando questa si riveli necessaria.

Al servizio dei genitori c’è il Medico-Chirurgo Ortopedico, il cui ruolo è quello di osservatore dell’evoluzione di un piede piatto fisiologico per evitare inutili e dannose panacee, offrendo soluzioni concrete soprattutto se il problema diviene patologia.

In questi casi, il Medico-Chirurgo Ortopedico ha il dovere di essere un attento propositore di una correzione chirurgica mini-invasiva (evidenze scientifiche attuali hanno escluso ogni possibilità correttiva di ortesi e plantari).

Lo sport è prioritario nell’educazione del bambino, non solo per il piede.

Insegna il sacrificio in nome di un obiettivo ed il rispetto delle regole, oltre a favorisce uno sviluppo armonico del fisico.

Lo sport deve essere vissuto come un gioco con regole e schemi motori differenti: più sport diversi vengono praticati, più lo sviluppo motorio e propriocettivo del nostro bambino sarà completo.

Si tratta di un principio valido non solo per il piede del “piccolo atleta”, ma per l’organismo in generale, indipendentemente che si sogni un futuro da eroe sportivo o che si veda lo sport esclusivamente con una finalità ricreative.

È finita l’epoca di baby-atleti sottoposti a duri allenamenti monotematici fin dalla tenera età di 5-6 anni, come è successo, per esempio, a i due famosi tennisti Andre’ Agassi e Steffi Graf.
Oggi l’atleta di successo, spesso è un soggetto, particolarmente dotato, che ha praticato diversi sport prima di sceglierne uno.
Nadal e Ibrahimovic sono due esempi di questo. Il primo fino all’età di 12 anni si è diviso tra i campi da tennis e quelli da calcio. Il secondo ha proseguito la pratica di arti marziali associandola al calcio per lungo tempo.

Per chiudere, cara mamma: l’attività fisica è fondamentale per far crescere i piccoli di casa sani e felici, ricorda, però, che è sempre da decidere coinvolgendo i diretti interessati.

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