Come fosse oggi, un anno fa, era arrivato il momento di fare il punto e salutare Baltimora!
Il mio anno negli States è stato davvero formativo, ma non bisogna pensare che basti lasciare l’Italia e le opportunità cadano dal cielo!

Cosa mi ha lasciato l’esperienza di Baltimora

È stato un anno duro in cui ho dovuto fare molti sacrifici. Mettersi in gioco non è sempre semplice, la paura di sbagliare e di essere umiliati è spesso in agguato.
Io mi sento una privilegiata. Ho potuto vivere un’esperienza formativa completa che mi ha portata non solo ad acquisire conoscenze in campo medico, pratiche e teoriche, ma anche di ampliare le mie connessioni conoscendo molti colleghi da ogni parte del mondo.
Ho amato subito questo aspetto del mio lavoro in America: il poter stringere amicizie importanti basate sulla stima reciproca e sulla voglia di andare oltre nel proprio lavoro.

Il re-incontro

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Proprio in questi giorni si è tenuto l’AOFAS meeting a Toronto ed è stato bello rivedere tutti i miei compagni di fellowship, sentirli esporre nuovi studi, come io ho fatto a mia volta.
In eventi simili, diventa chiaro il valore del network, per dare valore ai progetti in atto e per trasformare idee in progetti.
Sicuramente questo aspetto è stato reso possibile dalla frequentazione di ambienti e medici rilevanti quali quelli di Mark Myerson e Lew Schon che hanno contribuito in maniera importante alla mia formazione.
Seguirli, osservarli e spiare un po’ i loro “trucchi” è stato un privilegio!

Come sono cambiata dopo Baltimora

E proprio perché non tutte le domande da porre possono ricevere una risposta, dopo un anno a Baltimora sono tornata piena di nuove domande, nuove proposte e idee che in parte ho già sviluppato e che vorrei continuare a portare avanti sempre con l’entusiasmo di chi vuol provare a migliorarsi!

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