Introduzione

La conformazione del piede differisce da persona e persona, in maniera anche significativa.

I piedi sono fra le parti del nostro corpo più costantemente sottoposte a stress e fatica ed è per questo motivo che la loro salute è tanto importante.

Gli archi plantari hanno lo scopo di distribuire il peso del nostro organismo sull’intera superficie d’appoggio.

È spesso in base a quanto un arco plantare sia più o meno accentuato, che comunemente viene fatta “diagnosi” di piede cavo o piatto, diagnosi profane ovviamente, ma che spesso non sono del tutto scorrette.

Infatti benché la valutazione del piede debba sempre essere effettuata in carico (io chiedo sempre ai pazienti di vederli camminare per capire la tipologia del loro piede e solo successivamente li faccio stendere sul lettino), talvolta la forma e la pianta del piede possono fornire alcune informazioni che però vanno completate accuratamente.

Nel piede cavo infatti non è solo l’arcata plantare ad essere aumentata, o per meglio dire, quella è una conseguenza.

Infatti tipicamente nel piede cavo sono presenti delle alterazioni della normale anatomia legate ad uno scompenso, un mancato equilibrio tra muscoli agonisti ed antagonisti, che è ancora più forte che ne piede piatto e che vede il prevalere della muscolatura e dei tendini mediali del piede su quelli laterali.

Nel piede piatto al contrario avremo una pronazione quindi un prevalere della muscolatura e dei tendini della parte laterale del piede – i peronieri – e una debolezza di quelli mediali come il tibiale posteriore.

È bene però specificare che è raro trovare un piede perfettamente neutro, tutti noi possiamo avere un piede lievemente piatto o cavo che però non deve essere visto come problematico o patologico, ma semplicemente come una caratteristica corporea: come avere gli occhi chiari o scuri!

Infatti, per esempio, come ho accennato nell’articolo sullo studio delle cause del piede cavo, un piede leggermente più cavo o più piatto costituisce un vantaggio per alcuni atleti, che possono sfruttare questa particolarità per imporsi più facilmente nella loro disciplina.
Torna in cima

Il piede piatto

In chi ha il piede piatto, la superficie d’appoggio del piede è massima e l’arco plantare è ridotto ai minimi termini.

Usando un linguaggio più tecnico le caratteristiche di questo piede sono la pronazione (la volta cede verso l’interno), ecco perché si parla di sindrome pronatoria, e il retropiede valgo (il calcagno è rivolto verso l’esterno).

Quando questo difetto non è troppo evidente, può conferire un vantaggio di ammortizzazione nell’appoggio.

Come precedentemente accennato infatti, un arco plantare leggermente meno pronunciato rende il piede più adatto a lunghe sollecitazioni come le camminate, il mantenimento prolungato della stazione eretta e la corsa di resistenza: è per questo che i poliziotti dei film americani sono dispregiativamente chiamati “piedipiatti”.

Nel caso però in cui il difetto ecceda una certa misura e provochi dolore, non si può più parlare di “caratteristica”, ma di una vera patologia.

Il dolore tipico nelle fasi iniziali di un piede piatto sintomatico è mediale, lungo il decorso del tendine tibiale posteriore, ma può portarsi anche posteriormente, specialmente in caso di sindrome pronatoria di grado più elevato e quindi rigida, che va a coinvolgere la sottoastragalica, articolazione molto importante che tipicamente ci permette di camminare agevolmente sul terreni irregolari.
Torna in cima

Il piede cavo

Chi ha il piede cavo ha un arco plantare molto accentuato, che rende minima la superficie d’appoggio del piede.

In presenza di una conformazione di questo tipo, se essa è poco pronunciata ed i muscoli sono tonici i piedi sono in grado di agire con una spinta maggiore, proprio come se fossero due leve o due molle.

Negli sport in cui il salto, la velocità e la rapidità sono importanti, questo costituisce un notevole vantaggio: molti atleti professionisti, per esempio nel tennis, nel volley o nel basket, hanno il piede leggermente cavo.

Il piede cavo può però creare difficoltà ancora maggiori di quello piatto, quando lo sbilanciamento muscolare diventa tale per cui la deformità supera dei parametri di normalità.

Spesso il piede cavo si associa a patologie neuromuscolari: in questi casi una diagnosi precisa è fondamentale.

Nel piede cavo al di là della volta plantare accentuata che, come spiegato, è un concetto sicuramente semplice da illustrare, ma poco tecnico per noi ortopedici, le principali caratteristiche sono la supinazione, quindi il sovraccarico della parte laterale del piede e il retropiede varo (il calcagno che tende ad orientarsi verso l’interno).

Questa anomala conformazione può portare a dei sovraccarichi laterali, fratture da stress del V metatarso, instabilità di caviglia e come nel piede piatto, stress a livello della sottoastragalica che non lavora secondo un asse corretto.
Torna in cima

Test: scopri se il tuo piede è piatto o cavo

Il modo più semplice per scoprire che tipo di piede ci caratterizza è il cosiddetto test dei “piedi bagnati”.

Dopo aver inumidito la pianta dei piedi con un po’ d’acqua, imprimete le vostre impronte su un foglio di carta o su una superficie che permetta di distinguere nitidamente le impronte stesse.

Proprio per questo, ho preparato un video che vi aiuterà nell’effettuare il test.

  • Un piede la cui forma è perfettamente equilibrata lascia un’impronta nella quale il tallone è collegato alla punta da una sezione larga all’incirca la metà della massima larghezza dell’impronta stessa;
  • il piede cavo si riconosce perché il “collegamento” (che è la parte corrispondente agli archi plantari) è più sottile e nei casi più estremi diventa quasi inesistente;
  • il piede piatto si riconosce perché lascia l’impronta dell’intera pianta (o quasi) impressa sulla superficie: in questo caso la sezione centrale, corrispondente agli archi plantari, è larga quasi come l’intera larghezza dell’impronta.

Tenete conto che questo semplice test non è un test medico e che non tiene in considerazione, proprio per la sua semplicità, tanti parametri fondamentali per una corretta diagnosi!
Torna in cima

Il piede piatto: soluzioni chirurgiche

La sindrome pronatoria o piede piatto, è piuttosto comune e, come abbiamo già detto, non deve essere catalogata a prescindere come una patologia.

È fondamentale valutare bene il paziente da un punto di vista clinico, lo specialista deve considerare i sintomi come un fattore importante nello scegliere la migliore strategia per intervenire, senza però dimenticare di valutare attentamente la severità della deformità.

In base infatti al grado del piattismo cambia anche la terapia da proporre al paziente e le tipologie di intervento chirurgico.

Sul piede piatto cosiddetto “flessibile” è possibile adottare un approccio conservativo, solitamente attraverso l’utilizzo di plantari che, seppure non siano utili a correggere il problema, possono essere efficaci nell’alleviare il dolore ed aiutare la corretta deambulazione.

In caso di fallimento dell’approccio conservativo, di peggioramento della sintomatologia o della deformità o ancora nei casi in cui il piede piatto è di tipo “rigido”, quindi non trattabile senza un intervento, l’approccio chirurgico dovrebbe essere mirato a ripristinare il corretto asse del piede cercando di preservare il più possibile la funzionalità: i principali approcci disponibili, dalle osteotomie alle artrodesi.
Torna in cima

Il piede cavo: soluzioni chirurgiche

La strategia per il trattamento del piede cavo non differisce molto rispetto a quella per il trattamento del piede piatto.

Infatti anche in questo tipo di deformità possiamo parlare di piede cavo flessibile, quando la deformità è ancora riducibile, di piede cavo rigido quando al contrario la deformità è ormai fissa.

Anche in questo caso non si può prescindere dalla clinica e l’esame obiettivo riveste un ruolo fondamentale.

Una diagnosi accurata che vada anche a tenere in considerazione di un eventuale patologia neuro-muscolare di base è molto importante per il successo del trattamento.

L’approccio conservativo può essere adottato in alcuni casi selezionati con il solo scopo di alleviare i sintomi e non di correggere la deformità.

Ricordiamolo di nuovo: il plantare non ha mai una funzione correttiva, ma solo palliativa.

In generale, come per il piede piatto, la chirurgia ha come scopo il riallineamento del piede, attraverso osteotomie o artrodesi, che permetta a muscoli tendini e articolazioni di lavorare in asse con meno fatica e riducendo il rischio di usura.
Torna in cima

Scrivimi ora