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Federico Usuelli12-apr-2018 14.39.004 min read

Le principali tecniche chirurgiche per l'alluce valgo

L’intervento chirurgico per alluce valgo: perché è l’unica soluzione risolutiva?

L’alluce valgo è una deformità scheletrica, non è quindi pensabile una sua regressione spontanea.

Per lo stesso motivo il trattamento conservativo attraverso l’assunzione di farmaci antinfiammatori e l’utilizzo di tutori ortopedici può alleviare i sintomi, ma non si tratta di una cura reale o risolutiva.

Di conseguenza, tra le soluzioni per l’alluce valgo, l’unica davvero decisiva, nel momento i cui i sintomi diventino importanti e limitanti, è l’intervento chirurgico.


È molto importante una corretta valutazione clinica e radiografica per programmare l’intervento chirurgico, in quanto per ottenere un risultato definitivo è necessario tenere conto delle cause e delle eventuali deformità correlate. Il piede è infatti un complesso dato da articolazioni, muscoli ed ossa che va valutato come un sistema, nella sua interezza; senza questo approccio, non è concepibile un risultato soddisfacente.

La chirurgia: quale tecnica chirurgica scegliere?

La tecnica che il chirurgo ortopedico sceglierà per il trattamento dipende ovviamente dalla sua valutazione, dalle esigenze del paziente e dalla confidenza che ha con le varie tipologie di procedure. Prima di proseguire è infatti essenziale sottolineare che non esiste tecnica migliore se non quella cui il chirurgo ha più confidenza, a patto che, sia chiaro, si tratti di una tecnica efficace e scientificamente validata.

  • Tecnica open

Le tecniche classiche, anche dette “open”, prevedono la necessità di esporre l’articolazione attraverso delle incisioni cutanee. In questo modo è concessa una visione completa dell’articolazione ed una corretta valutazione dell’eventuale presenza di degenerazione articolare.

Queste tecniche prevedono l’utilizzo di mezzi di sintesi che mantengono stabile la correzione ottenuta e che vengono affondati nell’osso senza che sia necessario rimuoverli in un secondo momento.

  • Tecnica mini-invasiva percutanea

L’approccio percutaneo mininvasivo consente di ottenere i medesimi risultati dell’approccio “open” utilizzando un accesso mini-invasivo, ovvero praticando piccoli buchi nella pelle invece di un’incisione più grande.

Questa tecnica non prevede l’utilizzo di mezzi di sintesi, motivo per cui bisogna essere molto rigorosi nel bendaggio post-operatorio, che deve essere sempre eseguito da un “addetto ai lavori” e non dal paziente stesso.

Il bendaggio infatti ha la funzione di mantenere la correzione ottenuta fino alla consolidazione ossea. I tempi chirurgici possono essere notevolmente ridotti grazie a questa tecnica, ma la mancanza di una sintesi può portare al perdurare, per tempi lievemente più lunghi, della tumefazione del piede nel post-operatorio.

  • Tecnica mista

Un’ulteriore possibilità è quella di adottare una tecnica mista, che preveda di utilizzare sia l’approccio mini-invasivo che “open” effettuando incisioni che oggigiorno grazie all’evoluzione delle tecniche, hanno dimensioni davvero ridotte rispetto ai tradizionali approcci.

Ovviamente questo approccio ha lo scopo di coniugare i vantaggi della chirurgia mini-invasiva adattandola ad alcune necessità, per le quali in precedenza si utilizzava la tecnica open ed ha consentito di ampliarne l’utilizzo anche in casi inizialmente considerati meno idonei, permettendo ad un maggior numero di pazienti di beneficiare dei vantaggi delle due tecniche.

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Come il chirurgo sceglie la tecnica adatta

Valutare correttamente il problema e la sua influenza sul paziente è fondamentale nella scelta della tecnica e delle modalità di trattamento da adottare.

Il grado di deformità ha un ruolo rilevante nella scelta della procedura chirurgica, così come lo studio delle deformità che si possono associare all’alluce valgo.

In caso di una valutazione effettuata superficialmente, infatti, può aumentare considerevolmente il rischio che il problema non sia completamente risolto e che il paziente scivoli in una fastidiosa recidiva.

Il nostro decorso post-operatorio

Terminato l’intervento, che nel nostro caso prevede l’utilizzo di tecniche miste, open e mini-invasive associate, il paziente dovrà indossare una speciale scarpa ortopedica che serve ad evitare che il risultato dell’operazione chirurgica possa essere compromesso.

Si tratta di una scarpa piana che sarà necessario indossare per 30 giorni, ma che permetterà la deambulazione fin dai primi momenti dopo l’intervento all’alluce valgo, compatibilmente con il dolore.

Nei primissimi giorni dopo l’intervento è perfettamente normale che il paziente sperimenti gonfiore, prurito e dolore, facilmente domabile con gli antidolorifici prescritti in dimissione.

Dopo i primi 15 giorni avverrà il primo cambio della medicazione e la desutura. Il secondo controllo, a 30 giorni dall’intervento vedrà , dopo aver visualizzato la radiografia di controllo, l’abbandono della scarpa post-operatoria e la ripresa della normale deambulazione.

La deambulazione a 30 giorni tuttavia, non sarà ancora sciolta e normale.

Viene consigliato l’utilizzo di una calzatura comoda e morbida e nelle settimane successive sarà possibile riprendere il graduale utilizzo di tutte le calzature ad eccezione dei tacchi alti che la maggior parte delle pazienti riesce ad indossare intorno ai 90 giorni dall’intervento.

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