In questo articolo parliamo in dettaglio di:
Il morbo di Haglund nel bambino
Il morbo di Haglund nell’adulto
La diagnosi per il morbo di Haglund
Morbo di Haglund: trattamento conservativo
Morbo di Haglund: trattamento chirurgico
Morbo di Haglund: il ritorno in campo


Il morbo di Haglund nel bambino

Il morbo di Haglund del bambino è una osteocondrosi ed è caratterizzata da un’esostosi localizzata a livello del calcagno posterolaterale.

L’osteocondrosi è un gruppo di patologie legate alla crescita che riguardano l’osso (osteo-) e la cartilagine (condro-) e che hanno una eziopatogenesi degenerativa (-osi).

Si tratta di una condizione patologica idiopatica tipica come accennato, dell’età evolutiva.

È una patologia autolimitante, e vede un’alterazione dell’ossificazione a livello della cartilagine di accrescimento.

Immaginiamo la cartilagine di accrescimento come delle “piccole fabbriche” che producono osso: talvolta queste aree di accrescimento vanno in crisi e, a causa di fenomeni degenerativo-necrotici, alterano la loro produzione che non rientra più nelle modalità corrette.

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Si vengono quindi a creare delle prominenze ossee di cui una delle più conosciute è sicuramente quella che interessa l’apofisi tibiale anteriore che prende il nome di sindrome di Osgood-Schlatter.

La morbo di Haglund segue quindi lo stesso principio ed è legata ad un alterata produzione di osso dell’apofisi posteriore del calcagno. Il suo nome completo è morbo di Sever-Blanke-Haglund.

Come già affermato si tratta di una patologia che tende ad auto-limitarsi e che spesso è completamente asintomatica nel bambino.

Talvolta il piccolo paziente riferisce invece dolore principalmente durante l’attività sportiva. In questi casi non bisogna obbligare il bambino a rinunciare allo sport scelto, ma è importante fargli capire che all’occorrenza del dolore serve riposo e cautela.

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Il morbo di Haglund nell’adulto

Nell’aduto il medico puo ritrovarsi a curare quelli che sono gli esiti del morbo di Haglund dell’età evolutiva.

Tali esiti si manifestano con un’alterazione del normale profilo anatomico del calcagno legata ad una presenza eccessiva di osso, detto esostosi, che può determinare un aumento dell’attrito con i tessuti molli circostanti e con la calzatura.

Infatti la sintomatologia è legata principalmente ad un effetto meccanico. L’esostosi ossea entra in conflitto non solo con il tendine d’Achille che si inserisce proprio a quel livello, ma anche con la borsa retrocalcaneare interposta tra i due.

Un’altra interfaccia, oltre a quella presente tra osso e tessuti molli, si crea tra l’osso e la calzatura.

Il dolore infatti è spesso esacerbato proprio dall’uso di calzature che inducono un continuo sfregamento sulla parte interessata.

I sintomi possono essere esacerbati dall’attività sportiva che spesso rappresenta la prima limitazione. Non di rado però la sintomatologia può peggiorare tanto da limitare anche i comuni gesti quotidiani come camminare o salire la scale.

L’uso di scarpe chiuse e rigide può peggiorare i sintomi od esserne la causa scatenante.

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La diagnosi per il morbo di Haglund

L’esame clinico è fondamentale per una corretta diagnosi. Solitamente si riscontra una tumefazione posteriore, a livello dell’inserzione del tendine d’Achille che può essere esso stesso dolente. Altre volte il dolore è strettamente limitato alla tuberosità calcaneare che può essere di dimensioni decisamente aumentate rispetto alla norma per la presenza appunto di un’importante esostosi.

La radiografia, eseguita in carico, rimane il nostro esame base per confermare la diagnosi e per valutare l’eventuale presenza di calcificazioni intratendinee. L’ecografia può essere utile per indagare il grado di interessamento del tendine d’Achille. L’esame più accurato per la valutazione dei tessuti molli rimane però la RMN, che viene richiesta solitamente in casi specifici, per esempio se si sospettasse anche una tendinopatia non inserzionale dell’Achille e quindi una sua degenerazione.

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Morbo di Haglund: trattamento conservativo

Benché sia sempre meglio partire da un trattamento conservativo è anche vero che in questa specifica patologia spesso si hanno risultati piuttosto scadenti. Inoltre si richiede al paziente un’importante limitazione delle sue abitudini variando o abbandonando l’attività sportiva, cercando di utilizzare calzature il meno aggressivo possibili nei confronti nell’esostosi posteriore. Le terapie fisiche come la tecarterapia, la massoterapia decontratturante ed esercizi di stretching del tricipite surale, possono rappresentare un aiuto importante, ma rimangono terapie non risolutive in una percentuale elevata di pazienti.

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Morbo di Haglund: trattamento chirurgico

Se non si ottengono risultati con le terapie conservative bisogna prendere in considerazione il trattamento chirurgico.

Il trattamento chirurgico si rivolge agli esiti e non alla patologia acuta del bambino, ed è quindi indicata esclusivamente in un paziente adulto sintomatico.

Si tratta di una chirurgia volta ad eliminare l’esostosi retroachillea in modo da azzerare l’attrito che intercorre tra osso e tendine d’Achille.

È un intervento eseguibile in anestesia periferica e che prevede, nei casi in cui non si renda necessario distaccare il tendine d’Achille, un bendaggio da portare per 3-4 settimane. Generalmente il carico viene concesso a 3 settimane.

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Morbo di Haglund: il ritorno in campo

Il paziente torna a guidare la macchina a 4 mesi dall’intervento, mentre riprende un’attività sportiva blanda a 2 mesi dall’intervento. Il completo ritorno in campo lo si avrà a 4 mesi.

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