in questo articolo parliamo in dettaglio di:
Che cos’è la fascite plantare
Cos’è la spina calcaneare? 
Differenza tra fascite plantare e morbo di Haglund
1° mossa: Tecar terapia
2° mossa: Medicina Rigenerativa
3° mossa: Intervento chirurgico


Il legamento arcuato è una fascia fibrosa che ha un ruolo estremamente importante nel sostenere il peso del corpo, quando questo si trova in posizione eretta [in piedi].

Il legamento arcuato unisce infatti il calcagno, l’osso che costituisce il tallone, con la base delle dita dei piedi [metatarso].

Quando si è in piedi, si cammina o si corre l’intero peso del corpo è distribuito fra queste due strutture proprio per mezzo del legamento arcuato, che viene di conseguenza sollecitato notevolmente.

In particolare, quando il tallone si stacca da terra e l’intero peso del corpo poggia sul metatarso, come capita per esempio durante la corsa, lo stress cui è sottoposto l’arco plantare aumenta ulteriormente.

Che cos’è la fascite plantare

La fascite plantare è appunto l’infiammazione del legamento arcuato ed è la causa più frequente di dolore alla pianta del piede: all’incirca quattro persone su cinque, fra quelle che accusano dolore al tallone, sono affette da questa patologia.

Il dolore è più intenso al mattino e quando ci si alza in piedi dopo un lungo periodo di riposo, da seduti o sdraiati.

La fascite plantare si può presentare come “tallonite” se la fonte del dolore e l’infiammazione sono vicine alla parte posteriore del piede, quindi al tallone; altre volte invece colpisce diffusamente la pianta del piede.

Le cause della fascite plantare possono essere molteplici: conformazione del piede [vedi l’articolo su piede piatto e cavo], sovrappeso, calzature inadeguate, eccessiva pratica sportiva, contrattura muscolare, sono tutti possibili fattori di rischio; spesso, però, è la combinazione di più cause a determinare l’infiammazione ed il dolore che ne consegue.

Lo stretching, se effettuato correttamente è un’arma fondamentale contro i sintomi di questa patologia: se il dolore è lieve e la causa dell’infiammazione è transitoria, la fascite plantare può scomparire in pochi giorni, grazie al giusto riposo ed agli esercizi di stretching.

Nei casi cronici è invece più difficile da trattare diventa quindi necessario ricorrere alle terapie mediche e talvolta all’intervento chirurgico.
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Cos’è la spina calcaneare?

Il termine “spina calcaneare” definisce una formazione a “becco” dell’osso del calcagno proprio dove si inserisce la fascia plantare.

Si tratta di un’escrescenza ossea che si trova a livello del tallone e che può presentarsi in una persona su quattro nell’arco della vita.
Non è sempre chiaro il motivo per cui questa caratteristica, tipicamente radiografica, si presenti e spesso si tratta di un reperto occasionale.

Nell’immaginario comune infatti vi è l’idea che questa spina vada tolta, sciolta, grattata via, perché causa del dolore.

Nella realtà questa è una conseguenza anzichè una causa.

Infatti il deficit di irrorazione e la contrattura della fascia plantare possono causare, proprio a livello della sua inserzione sul calcagno, la formazione di questa piccola escrescenza ossea.
Questo può accadere in tutti i soggetti: sia quelli che presentano una sintomatologia [quindi dolore sotto la pianta o tallone] sia in quelli completamente asintomatici.
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Differenza tra fascite plantare e morbo di Haglund

Il morbo di Haglund, il cui nome per esteso è sindrome di Sever-Blanke-Haglund, consiste in una escrescenza ossea che si forma, nell’età dello sviluppo, nella zona posteriore del calcagno, proprio dove si inserisce il tendine d’Achille.

È utile parlarne in questo contesto perché talvolta e non raramente entra in diagnosi differenziale con la fascite plantare o ancora meglio, si associa ad essa.

Il morbo di Haglund si presenta nei bambini nell’età dello sviluppo e di frequente si risolve senza bisogno di terapie o interventi chirurgici, o è addirittura asintomatico. 

Talvolta il problema tende però a ripresentarsi nell’età adulta, tipicamente a causa dell’attrito che l’esostosi ossea formatasi a livello del tendine d’Achille nell’età giovanile, esercita su quest’ultimo e a livello dei tessuti molli circostanti.

Si parla quindi di cause meccaniche [per esempio, l’attrito con calzature troppo strette o rigide o l’eccessiva attività sportiva].

Per confermare la diagnosi è quasi sempre necessaria la radiografia del piede; la risonanza magnetica può invece essere indicata per valutare l’eventuale danneggiamento del tendine.

Le Terapie

Vediamo ora quali sono le principali tecniche mediche e chirurgiche per trattare la fascite plantare ed i disturbi che più comunemente ne sono causa.

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1° mossa: Tecar terapia

La Tecar [Trasferimento energetico capacitivo e resistivo] terapia è una terapia fisica utilizzata soprattutto per trattare traumi e infiammazioni, particolarmente efficace nell’eliminare dolore e infiammazione a carico di articolazioni e muscoli.

Consiste nell’utilizzo di un condensatore che si applica alla zona interessata e che ha la funzione di trasferire energia biocompatibile ai tessuti danneggiati, inducendo delle correnti di spostamento.

La Tecar Terapia è quindi in grado di accelerarne i naturali processi riparativi dell’organismo.

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2° mossa: Medicina Rigenerativa

La terapia biologica sta emergendo sempre di più, venendoci in aiuto per la cura di molte patologie. In questo caso si parla di una rigenerazione tessutale.

Indubbiamente una delle terapie più conosciute in questo ambito è quella che prevede l’utilizzo del PRP, ma oggigiorno stanno emergendo sempre più metodiche basate sulla rigenerazione tessutale, grazie ai risultati che la Medicina Rigenerativa permette di raggiungere.

Tra le tecniche più all’avanguardia possiamo parlare sicuramente del Lipogems.

Il PRP è un gel ricco di piastrine che si ottiene attraverso un piccolo prelievo di sangue dal paziente ed ha lo scopo di rigenerare i tessuti, grazie alla elevata concentrazione di fattori di crescita che lo caratterizza.

Utilizzato anche nella medicina estetica, ha un notevole potere antinfiammatorio; l’applicazione di PRP, inoltre, nella maggioranza dei casi riduce notevolmente i sintomi dolorosi.

Quando si parla di Lipogems si intende invece il prelievo di cellule del tessuto adiposo. Queste vengono infatti prelevate attraverso una piccola liposuzione e processate per selezionare e isolare le cellule mesenchimali: cellule multipotenti, ossia in grado di avere un’azione rigenerativa nei tessuti dove vengono infiltrate.

Entrambe queste tecniche si possono somministrare in tempi brevi [qualche ora], senza bisogno di trascorrere notti in strutture ospedaliere. I benefici non sono però immediati: si riscontrano progressivamente, nel giro di qualche settimana.

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3° mossa: Intervento chirurgico

Come ho detto, gli approcci cosiddetti “conservativi” non hanno sempre successo nella risoluzione della fascite plantare specialmente nei casi cronici.

Quando la medicina rigenerativa e la Tecar Terapia falliscono, l’opzione migliore è la chirurgia mininvasiva, che rispetto alle tecniche classiche ha il vantaggio di effettuarsi in regime di day-hospital, di ridurre notevolmente i tempi di recupero e di avere un minore impatto estetico sul paziente [le cicatrici sono quasi invisibili].

L’intervento dura 10-15 minuti e si effettua in anestesia locale; prevede, attraverso una piccola incisione [piu’ simile ad un buchino], l’allungamento e al cruentazione della fascia plantare al fine di favorirne il sanguinamento per l’irrorazione del tessuto ipovascolarizzato circostante.

Grazie alla breve durata dell’intervento e alla piccola incisione il decorso post-operatorio risulta essere poco impegnativo per il paziente: il dolore sarà facilmente controllabile nell’immediato post operatorio e sarà possibile tornare alla guida 12-15 giorni dopo l’intervento.

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