Artrosi e protesi di caviglia

Ho sentito la necessità di spiegare – in modo chiaro e approfondito – i passaggi più importanti dell’intervento di protesi di caviglia:

  • esami (Radiografia in carico e T.A.C.);
  • pre-ricovero (esami di routine e colloquio con l’anestesista);
  • ricovero;
  • intervento chirurgico;
  • dimissioni.

La cura dell’artrosi di caviglia è oggetto di quotidiano studio e ricerca per migliorarne il progresso scientifico e il metodo chirurgico.

La programmazione di un intervento è il modo più efficace per metabolizzarlo e per capire realmente l’impatto che questo può avere nella vita di tutti i giorni.

Il medico è fondamentale in questo e deve cercare di rendere chiaro ogni passaggio, che si tratti di burocrazia o di chiarire alcuni aspetti più tecnici.

Programmare un intervento non vuole dire semplicemente scegliere una data e non deve essere vissuto dal paziente come un salto nel vuoto.

Per questo è bene sviscerare non solo quello che è il percorso post operatorio, ma anche in cosa consista la preparazione.

L’intervento di protesi di caviglia, benché per noi rappresenti la routine, è sicuramente un intervento molto particolare, effettuato in pochi centri di riferimento.

Proprio per la scarsa conoscenza e diffusione di questa tipologia di intervento è importante che il paziente capisca bene il suo percorso e che si senta seguito passo dopo passo.
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Esami diagnostici pre-operatori

piede-sotto-astragalica-minSicuramente d’obbligo per la valutazione del grado della deformità sono le radiografie in carico pre-operatorie del piede e della caviglia.

A queste noi aggiungiamo una particolare proiezione, la cosiddetta “Saltzman view a 20 gradi”, che fornisce delle informazioni aggiuntive sulla deformità del retropiede rispetto alla caviglia e senza la quale sarebbe impossibile programmare un planning chirurgico.

La TAC della caviglia, e talvolta del retro piede, è un altro esame indispensabile per la programmazione dell’intervento.

La lastra e la TAC devono essere attentamente valutate dallo specialista ed associate ad un dettagliato esame clinico.

Posta l’indicazione per l’intervento il paziente deve sapere che è possibile effettuarlo con il Sistema Sanitario Nazionale e che vi è una lista d’attesa di circa 6/8 mesi.

In alternativa, in casi di necessità e possibilità da parte del paziente si può programmare privatamente un intervento in clinica e stabilire insieme al paziente la data.
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Il pre-ricovero

Il percorso pre-operatorio può subire alcune variazioni a seconda che il paziente sia “fuori regione” o residente in Lombardia.

Nel primo caso infatti gli esami di routine verranno effettuati all’ingresso (ECG, esami ematici, eventuale radiografia del torace) ed incontrerà l’anestesista per pianificare la tipologia di sedazione da effettuare.
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Il ricovero in ospedale

Il ricovero in ospedale può variare da 3 a 5 notti. Preferiamo tenere in osservazione in ospedale qualche notte in più i pazienti fuori regione, in modo da facilitare il ritorno a casa ed evitare viaggi di rientro nel ravvicinato post operatorio o in condizioni che non siano per noi più che ottimali.

Nel caso invece di pazienti residenti in regione Lombardia, si viene chiamati qualche giorno prima dell’intervento a fare il pre-ricovero (generalmente 30 giorni prima, ma l’intervallo temporale piò variare leggermente).

Il pre-ricovero prevede la valutazione del paziente da parte dell’anestesista e l’esecuzione degli esami di routine (ECG, esami ematici, eventuale radiografia del torace).
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L’intervento di protesi di caviglia

L’intervento di protesi di caviglia può durare 1 ora e mezza/2 ore nei casi più semplici, fino alle 4 ore nei casi in cui vi siano gravi deformità da correggere, coinvolgendo oltre alla caviglia anche il retropiede.

Si esce dalla sala operatoria con uno stivaletto gessato sotto il ginocchio che lascia fuori le dita del piede, nel quale viene eseguita una “finestra” per permettere la medicazione giornaliera della ferita.

Per tenere controllato il dolore si cerca con l’aiuto dell’anestesista di tenere l’arto “addormentato” il più a lungo possibile.

Il dolore viene efficacemente controllato dalla terapia antalgica impostata prima dell’intervento che può essere proseguita a casa seguendo le indicazioni descritte nella lettera di dimissione.
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Dimissioni post-intervento

Alla dimissione verrà spiegato e illustrato al paziente come medicare la ferita chirurgica e quali antidolorifici assumere.

Il controllo successivo sarà a circa 15 giorni dall’intervento per la rimozione dei punti di sutura e per controllare la ferita chirurgica.

È necessaria una valutazione intermedia a 4 settimane dall’intervento che prevede la rimozione del gesso, che può essere sostituito da un altro stivaletto gessato o con un tutore a seconda dei casi.

La valutazione delle radiografie del piede e della caviglia post-operatorie completeranno il quadro. A questo punto al paziente viene chiesto di caricare sul gesso o tutore utilizzando, per un maggior equilibrio, una o due stampelle.

A 6 settimane dall’intervento vi sarà un successivo controllo clinico e radiografico per confermare la rimozione definitiva del gesso o del tutore.

Una volta rimossa l’immobilizzazione è fondamentale la rieducazione al passo.

Per questo raccomando ai miei pazienti idrokinesiterapia (rieducazione al passo in acqua), stretching del tricipite e successivamente rieducazione propriocettiva.

Il paziente è di nuovo autosufficiente a circa 2 mesi dall’intervento, guida la macchina dopo 3-4 mesi, e raggiunge la completa soddisfazione post-operatoria intorno a 6-8 mesi.
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