In questo articolo parliamo in dettaglio di:
Piede piatto: le caratteristiche
Piede piatto: i sintomi
Piede piatto: i rimedi


Molti conosco la patologia del piede piatto (o sindrome pronatoria), ma pochi sanno che, spesso, questa può essere considerata una “caratteristica” genetica, un po’ come avere gli occhi verdi o marroni.
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Piede piatto: le caratteristiche

Un piede nasce piatto, nei bambini di fatto è così. Questo perché la pianta allargata gli fornisce una maggiore superficie di appoggio ed un conseguente prezioso aiuto durante i suoi primi passi.
È intorno ai 8/12 anni di vita che il piede del bambino subisce una trasformazione che lo farà diventare “adulto”.
Un piede piatto non sempre provoca uno svantaggio funzionale. In alcuni casi, come per i nuotatori o i militari, può garantire migliori performance. Proprio nel caso dei militari, per esempio, il piede piatto è un fattore protettivo biomeccanico che garantisce una più efficiente distribuzione dei carichi, proteggendo il piede dalle fratture da stress provocate dalle lunghe marce con stivali militari.
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Piede piatto: i sintomi

Un piede piatto è sintomatico quando i meccanismi di compenso vengono a mancare, causando al paziente dolore ed instabilità.
Questo scompenso può essere talvolta innescato da un eccessivo sovraccarico del piede e della caviglia, spesso senza la consapevolezza del paziente.
Le cause che portano all’instaurarsi di una sintomatologia algica, anche importante, possono essere banali: un paio di scarpe nuove o poco usate, la ripresa della palestra dopo il periodo estivo, lunghe camminate cittadine magari facendo shopping!
Tipicamente il dolore si presenta a livello mediale e da lì può diramarsi fino alla gamba. Altre volte il dolore diventa poco localizzabile e specifico, distribuendosi lungo tutto il piede e la gamba medialmente e lateralmente. Questo è dovuto il più delle volte da una deambulazione anomala, effettuata nel tentativo di proteggere l’area inizialmente dolorante.
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Piede piatto: i rimedi

Riequilibrare l’intensità dell’attività sportiva può essere il primo passo. Di fondamentale importanza è lo stretching della muscolatura posteriore della gamba sia per gli atleti, che hanno una muscolatura del quadricipite spesso molto tonica, ma anche per le donne che utilizzano assiduamente i tacchi rischiando di accorciare (stando maggiorante sulla punta dei piedi) il gastrocnemio (muscolo del polpaccio). Eseguire una serie di esercizi giornalmente e ripetutamente durante la giornata, può essere risolutivo e più efficace di qualsiasi antidolorifico.
Nel caso invece la sintomatologia rimanga costante o tenda ad un peggioramento, sarà una radiografia dei piedi eseguita in carico e l’esperienza di un ortopedico specializzato a guidarvi attraverso la diagnosi e la cura di questa patologia.

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