Il piede piatto nel bambino fino ai 7-8 anni è il più delle volte indice di normalità.

Infatti, il percorso di crescita, che porterà un bimbo dal “gattonare” alla stazione eretta e al cammino bipodalico, è segnato da tante cadute.
In questo momento, quindi, il bambino ha un vantaggio ad avere un’ampia base di appoggio, che dia stabilità a questi tentativi inizialmente incerti, poi sempre più sicuri e baldanzosi.

Se osserviamo l’impronta lasciata da un bimbo nella sabbia o di un piedino bagnato su una superficie regolare abbiamo immediatamente un’immagine visiva del vantaggio del piede piatto: un’ampia superficie di appoggio.

Una volta acquisito pienamente lo schema motorio del passo, ci sarà, poi, da imparare quello della corsa, i salti, l’attivita sportiva.

Naturalmente, con il tempo, dall’età di 8 anni fino a 13-14 il piede gradualmente si nomalizzerà in quasi tutta la popolazione pediatrica.

Si tratta di un percorso acquisito nei secoli della nostra evoluzione, scritto nei nostri geni.
Non è possibile pensare di “correggere” il messaggio che la storia ha voluto depositare nel nostro DNA con dei tutori, dei plantari o degli esercizi particolari.

Il compito del Medico, Specialista in Ortopedia, è quello semplicemente di osservare e riscontrare nello sviluppo del bambino i caratteri di normalità di questa evoluzione e di riconoscere quei rari casi di patologia, ossia di alterazione dalla fisiologica evoluzione di un piede piatto pediatrico in un piede da adulto.

Il piede piatto nei bambini

Una camminata in punta di piedi, i piedini ruotati all’interno, un atteggiamento durante la corsa che porti a frequenti cadute possono essere, il più delle volte, parte di questo percorso fisiologico, ma ovviamente suggeriscono una valutazione dello specialista.

In passato, si identificava il piattismo del piede con una debolezza “allenabile” di alcuni gruppi muscolari.
Pertanto, venivano suggeriti degli esercizi specifici per “potenziare” o “facilitare” l’uso di questi muscoli. Ecco spiegata anche la prescrizione di certi sport in favore di altri con finalità terapeutiche.
Quanti bambini vengono indotti a smettere il loro sport preferito, per esempio, in funzione di un altro? Quanti di questi poi si applicano con profitto e quanti, invece, svogliatamente si “piegano” alla decisione terapeutica abbandonando di lì a poco ogni attività sportiva?

Il ruolo dello sport nel piede piatto pediatrico

Attenzione quindi a non trasformare lo sport in un esercizio correttivo e in un dovere. Lo sport deve essere vissuto come un gioco che permetta di acquisire schemi motori differenti: più sport diversi vengono praticati, più lo sviluppo motorio e propriocettivo del nostro bambino sarà completo.

Quando, invece, lo sviluppo del piede si discosta dalla fisiologia è ben accorgersene per tempo per non perdere opportunità terapeutiche, legate alla crescita residua del bambino.

Purtroppo, però, non è un plantare ad ottenere questo obiettivo.

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Piede piatto pediatrico: quando intervenire?

Infatti, evidenze scientifiche attuali hanno escluso ogni possibilità correttiva di ortesi e plantari. Questo non significa che essi siano controindicati a priori, ma che debbano essere utilizzati unicamente per il controllo della sintomatologia dolorosa e per favorire un appoggio armonico.

La prima caratteristica, pertanto, di un plantare deve essere quella della confortevolezza!

La seconda deve essere la consapevolezza di chi li propone che non saranno gli artefici della correzione, quando questa si riveli necessaria.

Il ruolo del Medico-Chirurgo Ortopedico di silenzioso osservatore dell’evoluzione di un piede piatto fisiologico, diviene, nel caso di una patologia, quello di attento propositore di una correzione chirurgica mini-invasiva.

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