Introduzione

Quando fanno male i piedi, le cause del dolore possono essere molteplici: utilizziamo i piedi per compiere molte attività della nostra vita quotidiana, spesso senza nemmeno farci molto caso.

Imparare a conoscere il loro funzionamento e a riconoscere le prime avvisaglie e i primi sintomi, è importante per prevenire, ma soprattutto per evitare situazioni acute difficili poi da gestire nella quotidianità.
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Che cos’è la metatarsalgia?

Si parla di metatarsalgia per descrivere un’infiammazione che coinvolge le teste metatarsali.

I metatarsi vengono in questi casi percepiti dai pazienti come dei sassolini sui quali il piede appoggia con dolore e difficoltà nella deambulazione, nonché una conseguente limitazione funzionale.
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I sintomi della metatarsalgia

Come dicevo, in caso di metatarsalgia, il dolore è localizzato a livello delle teste dei metatarsi.

Non è raro però, che alle manifestazioni dolorose si accompagnino ipercheratosi plantari, ovvero veri e propri calli, a protezione dei metatarsi sovraccaricati; un altro sintomo che può colpire alcuni pazienti è la sensazione di formicolio, anche questo legato alla esagerata esposizione dei metatarsi al carico.

La metatarsalgia può essere localizzata ad un solo metatarso, tipicamente il secondo o coinvolgere più teste metatarsali, prendendo il nome di metatarsalgia centrale.

A seconda della causa primaria, la patologia si definisce come di origine meccanica o di origine neurogena.

Oltre all’esame oggettivo in sede di visita, la diagnosi di metatarsalgia si effettua attraverso la radiografia del piede in carico (che è detta così perché viene effettuata mentre il paziente, in piedi, carica il peso del corpo sugli arti inferiori).
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Metatarsalgia meccanica

La metatarsalgia è quindi differente a seconda che le sue cause primarie siano o meno di natura meccanica.

La metatarsalgia di origine biomeccanica è dovuta ad uno squilibrio appunto meccanico del piede.

Questo è nella maggior parte dei casi correlato alle deformità del primo dito:

Infatti le deformità del primo raggio portano inevitabilmente l’alluce ad una alterazione della funzione.

Questo significa che non solo l’alluce si “rifiuta” di eseguire il suo compito di spinta nella fase propulsiva del passo, ma fa svolgere la sua mancata funzione ai metatarsi limitrofi, talvolta solo al secondo metatarso, altre volte coinvolge anche il terzo e quarto, in quest’ultimo caso si parla di metatarsalgia centrale.

È al contrario molto raro che la metatarsalgia sia legata al solo sovrappeso ed è assolutamente scorretto parlare di calzature troppo strette o a punta come causa del problema.

Ho più volte sottolineato come le calzature non siano infatti la causa della deformità.

Un’altra causa di metatarsalgia meccanica è quella legata ai traumi.

Si parla di fratture da stress, tipiche degli sportivi, runners in particolare, che si allenano quotidianamente sovraccaricando l’avampiede e i metatarsi.

È doveroso specificare che vi sono alcune patologie sistemiche quali l’artrite reumatoide, che possono essere fra le cause primarie di metatarsalgia.

In questi casi si tende comunque a parlare di metatarsalgia meccanica in quanto l’infiammazione e il dolore che ne consegue sono comunque determinati da un’alterazione dell’anatomia del piede causata dalla patologia primaria.
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Metatarsalgia neurogena o neuroma di Morton

metatarsalgia-meccanica-neurogena

La metatarsalgia può anche essere di origine neuropatica, quindi neurogena.

L’esempio più calzante è quello del neuroma di Morton.

Il neuroma di Morton, è causato dall’ispessimento del nervo sensitivo interdigitale (più comunemente tra il terzo e il quarto dito) che porta ad una sensazione di intorpidimento e perdita di sensibilità a livello delle dita del piede, tipica sensazione del “calzino messo male”.

In questo caso il dolore può essere accompagnato da bruciore, dalla percezione di piccole scosse elettriche durante il passo e dall’immediata sensazione di sollievo quando si tolgono le scarpe.

Questa tipologia di sintomatologia è quindi legata alla compressione nervosa e al conseguente ispessimento del nervo interdigitale, ma non è sempre facile distinguere fra metatarsalgia biomeccanica e neuroma di Morton.

È per questo motivo che è di primaria importanza un attento esame obiettivo e una valutazione con una radiografia in carico che possa aiutarci nella diagnosi di esclusione, essendo spesso ecografie e risonanze positive per Neuroma di Morton anche quando non è il neuroma a rappresentare il problema.
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Terapia conservativa

La metatarsalgia biomeccanica, spesso correlata a deformità dell’alluce quali alluce valgo e alluce rigido, può essere controllata con l’ausilio di un plantare. È bene spiegare al paziente che non tutti trovano beneficio dall’utilizzo del plantare, ma che di fatto questo rappresenta l’unica alternativa all’intervento chirurgico.

Questo non per la sua potenzialità correttiva, il plantare non corregge mai, ma per la sua capacità nell’aiutare a controllare, almeno in parte, i sintomi.

Al contrario non suggerirei mai ad un paziente con un Neuroma di Morton di indossare un plantare.

Questo verrebbe vissuto come una limitazione e un ingombro all’interno della calzatura, portando ad un aumento della compressione e ad un peggioramento della sintomatologia.
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Intervento chirurgico e il post operatorio

L’intervento chirurgico varia a seconda della diagnosi.

Se parliamo di metatarsalgia meccanica che non risponde alla terapia conservativa con il plantare, la soluzione risolutiva è data dall’intervento chirurgico.

L’intervento deve ovviamente prendere in considerazione la causa principale della metatarsalgia correggendo, in primis, la deformità dell’alluce, per poi passare ad osteotomie dei metatarsi centrali, eseguibili con tecnica interamente mini-invasiva attraverso piccoli buchini.

L’intervento viene interamente eseguito in anestesia periferica che permette di mantenere il piede addormentato nel post-operatorio per favorire il controllo del dolore.

Nel post operatorio sarà necessario indossare una scarpa piana post-operatoria per 30 giorni, al termine dei quali il paziente potrà iniziare nuovamente a camminare con una scarpa comoda, da ginnastica per esempio.

L’intervento per il neuroma di Morton prevede invece l’asportazione del neuroma.

Infatti procedura offerta come alternativa all’intervento chirurgico è la sclero-alcolizzazione eseguibile sotto guida ecografica, che prevede l’infiltrazione di una miscela costituita da anestetico e alcol

Non vi sono però ad oggi, studi che dimostrino l’affidabilità di questa tecnica.

La chirurgia tradizionale è stata però di molto migliorata anche nel caso di asportazione del neuroma di Morton, che può essere eseguita con tecniche mini-invasive utilizzando un’anestesia periferica.

Nel post operatorio non sarà necessario indossare una apposita scarpa post-operatoria, ma sarà più che sufficiente una calzatura comoda, non prevedendo questo intervento tagli ossei.
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