Quando generalmente un runner si rivolge a me, la sua prima domanda è sempre: “In quanto tempo tornerò a correre?”.
La mia prima domanda è: “Cosa ha fatto fino adesso per stare meglio?”.
Sono due domande che spiegano bene il rapporto che intercorre tra medico e paziente sportivo, le aspettative dell’uno e le necessità dell’altro. Una corretta sintesi tra le due è la chiave per il “pronto ritorno in campo”.

Il paziente sportivo

Solitamente è un paziente preparatissimo. Si documenta on-line, legge riviste di settore. Sa bene quello che gli può capitare e spesso riesce a capire da solo qual è il problema che lo affligge.
Capire il problema e fare diagnosi, però, sono due cose distinte. Quando questo è chiaro, il traguardo della guarigione è più vicino. Infatti, capire quale può essere il problema, in base ad una profonda conoscenza del proprio corpo, è la chiave per avvicinarsi più velocemente al professionista giusto (il medico competente, ndr) per programmare il percorso terapeutico. Quando la conoscenza è, invece, al servizio di un piano terapeutico fai-da-te, spesso i risultati sono alterni e contrastanti.

Il medico

Il suo primo obiettivo è la guarigione e ci si arriva con una corretta diagnosi. Il precoce ritorno all’attività sportiva, però, è l’immediato secondo obiettivo.
Per questo il medico deve conoscere e considerare tutte le possibilità terapeutiche e di prevenzione che esistono, e coordinare le diverse figure professionali con competenze specifiche per ottimizzare quanto oggi è a disposizione dell’atleta e del paziente.

La distorsione di caviglia: l’infortunio più frequente

distorsione di caviglia
L’infortunio può essere acuto o cronico (da durata). Uno non è più insidioso dell’altro, semplicemente gli step sono diversi.

  • Acuto

Quasi sempre un accesso al pronto soccorso si rivela necessario. Esistono casi, come lussazioni e fratture esposte (cioè, quando l’osso fuoriesce dalla pelle), che meritano un trattamento urgente, pertanto, impostato direttamente in Pronto Soccorso.
Nella caviglia, in particolare, le lesioni legamentose sono molto frequenti perché associate a traumi distorsivi, anche banali.
Nel ginocchio, al contrario, i legamenti sono intra-articolari, come i raggi all’interno di una ruota di una bicicletta e risulta necessario un grave trauma per determinarne una lesione; quando questa si verifica però, l’integrità della struttura è compromessa per sempre ed il paziente avrà un ginocchio instabile. Di qui la necessità di ricostruzione chirurgica artroscopica.
Possono verificarsi in seguito a lesioni acute non completamente guarite o essere vere e proprie lesioni da durata. Infatti, la “biologia al servizio dell’ortopedia” oggi offre PRP, cellule multipotenti prelevate dal tessuto adiposo e dal tessuto osteo-midollare che incrementano e velocizzano le potenzialità rigenerative del nostro corpo.
Questo vale anche per le lesioni da durata (fratture da stress) o da sovraccarico in generale, dove, tuttavia spesso terapie fisiche innovative (Tecar Terapia, Cheltherapy) rappresentano la cura efficace associata poi ad una corretta rieducazione e successiva prevenzione. Anche una pseudo-artrosi (ossia una frattura ossea cronicizzata e non guarita) o una recidiva di una lesione muscolare può beneficiare dell’ortobiologia.


  • Cronico

I legamenti della caviglia sono extra-articolari, come dei veri e propri ispessimenti della capsula articolare.
Questo li rende più fragili: un qualsiasi trauma distorsivo è in grado di lesionarli, tuttavia, solo raramente viene compromessa l’integrità articolare e nella gran parte dei casi il paziente guarisce senza instabilità e, quindi, senza la necessità di un intervento chirurgico.
In realtà, esistono delle differenze sostanziali rispetto al ginocchio ed è bene tranquillizzare l’atleta.
Altri casi, come fratture chiuse (non esposte, ma anche scomposte) o lesioni tendinee richiedono un’immediata immobilizzazione, ma possono essere relativamente dilazionate (24-48 ore, generalmente) e permettere l’intervento del medico con competenze superspecialistiche specifiche.
In tale sede il medico ha il compito di valutare la necessità per il paziente di un intervento immediato o meno ed, in ogni caso, di prestare le prime cure.
È spesso associato ad un trauma e può coinvolgere ossa, muscoli e legamenti. Il dolore e il gonfiore sono i primi segni.


La Scelta della scarpa corretta

La scarpa corretta innanzitutto. Ognuno di noi durante un ciclo normale del passo attraversa un momento in cui il piede è pronato (piatto, ndr) ed uno in cui diventa cavo. Infatti, quando il piede è piatto agisce come una molla: ammortizza. Viceversa, quando è cavo funziona come una leva rigida. In questo modo, trasforma l’energia potenziale accumulata dalla molla nella fase d’appoggio in energia cinetica per la fase di spinta. La corsa è, poi, una successione di salti, per cui la fase dove il piede si comporta da “molla” (piede piatto) è quanto più ridotta, quanto più è elevata la frequenza del passo.
Il piede piatto, pertanto, agisce in una schema motorio in cui sono aumentate le sue capacità di ammortizzare, ridotte quelle di spinta, viceversa, per il piede cavo. In questo, ci vengono in aiuto le moderne scarpe: da pronatore, neutre e da supinatore. Nascono dalla comprensione del ciclo del passo, ma richiedono una scelta accurata. Spesso, infatti, il parere di un medico-ortopedico specialista in piede e caviglia è determinante per non mancare utili dettagli e per riconoscere anche quei piedi che, apparentemente sembrano cavi, ma che funzionalmente si comportano da piatti.

La scelta del professionista

  • Il Fisioterapista

In Italia è un professionista che ha conseguito un titolo certificato dall’università e che ha le competenze per la cura manuale e fisioterapica del paziente sportivo. In poche parole, in caso di un infortunio è buona regola che il paziente sia guidato da un medico che ponga la diagnosi e dia indicazioni sulla fisioterapia che poi il fisioterapista eseguirà. D’altro canto lo sportivo si rivolgerà direttamente al fisioterapista per impostare un programma di prevenzione degli infortuni muscolari e articolari mediante tecniche di manipolazione e di rieducazione propriocettiva.

  • Il Chiropratico

È una figura professionale che prevede un corso di studi certificato e riconosciuto dall’università solo in alcune nazioni europee e che ha come obiettivo il mantenimento e la ricostituzione della salute dell’uomo. Il chiropratico aiuta ad alleviare disturbi e dolori dovuti al sistema nervoso tramite la manipolazione della colonna vertebrale. La manipolazione della colonna vertebrale è lo strumento di cura del chiropratico.

  • L’osteopata

Still è il suo padre fondatore e “Il movimento è vita”, il suo principio. L’osteopatia annovera scuole universitarie di formazione, non sempre riconosciute in ogni nazione europea.

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