La cartilagine è indubbiamente stato il tessuto nel quale la ricerca di ortopedia e biologia (ortobiologia) ha investito maggiormente negli ultimi dieci anni. Il primo grande cambiamento è stato quello di comprendere come la cartilagine non sia sempre uguale e come, quindi, la cartilagine della caviglia abbia caratteristiche biomeccaniche diverse dalla cartilagine del ginocchio o dalla cartilagine dell’anca.
Un concetto che può sembrare scontato, ma in realtà non lo è assolutamente se pensiamo che, ad esempio, nel 2011 mentre lavoravo alla Duke University studiavamo e pubblicavamo su American Journal of Sport Medicine (una delle massime riviste scientifiche sul tema) i risultati di trapianti osteocartilaginei dal ginocchio alla caviglia. Nel 2011 questa sembrava la nuova frontiera.

Oggi, meno di dieci anni dopo, le nuove frontiere di ricerca guardano verso tre diversi campi: la rigenerazione, la riparazione e la cura del pavimento sotto la cartilagine ovvero l’osso subcondrale.

Si tratta davvero di tre campi di ricerca e successivamente di cura completamente diversi fra loro:

  • La rigenerazione si preoccupa di utilizzare delle tecniche biologiche e di medicina rigenerativa volte a rigenerare la cartilagine laddove non era presente.
  • La riparazione invece si occupa di andare a restituire una ritrovata stabilità a frammenti cartilaginei distaccati parzialmente o del tutto distaccati. In questo caso la differenza la fa il timing di diagnosi e il tempo che intercorre, successivamente fra lesione, diagnosi e trattamento.
  • Infine la comprensione del danno cartilagineo può venire dal sotto e quindi dalla sofferenza dell’osso subcondrale, quest’aspetto ha aperto la strada a procedure di stabilizzazione di un osso spongioso edematoso mediante procedure di subchondroplasty.

Il nostro gruppo storicamente si è dedicato allo studio e allo sviluppo di tecniche di rigenerazione della cartilagine. Partendo da AMIC abbiamo sviluppato e descritto la tecnica AT-AMIC (Arthroscopic Amic) che  abbiamo studiato in ogni suo aspetto, pubblicando i nostri risultati sulle maggiori riviste scientifiche. Tutto questo è stato, indubbiamente, un passo in avanti, ma non è ancora abbastanza.

È dall’incontro fra filosofie diverse che si migliora, rendendo possibile il raggiungimento di nuovi obiettivi. Riteniamo infatti che la rigenerazione abbia un ruolo importante, ma che il confronto con scuole diverse dalla nostra, che con grande tradizione e rigore scientifico propongono la riparazione e la stabilizzazione di questi frammenti cartilaginei, abbia uguale importanza.

Crediamo fortemente, quindi, che la sfida della ricerca futura non sia di guardare verso la rigenerazione o verso la riparazione, ma che la ricerca futura ci debba offrire la risposta di quando eseguire rigenerazione e di quando eseguire stabilizzazione perché con algoritmi più chiari e più semplici è possibile comprendere meglio i propri risultati e fare un ulteriore balzo in avanti nella ricerca.

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