Le fratture della caviglia sono un evento piuttosto comune.

Queste vengono classificate in base alla loro gravità e al distretto anatomico coinvolto.

Nel caso di una frattura del malleolo tibiale – recentemente diagnosticata al giocatore della Juventus Martin Caceres – si può decidere di intervenire conservativamente in quanto si tratta di fratture spesso composte che non richiedono un intervento chirurgico. Se questo non fosse però possibile – come nel caso di Caceres – e l’intervento si rendesse necessario, bisogna tenere conto che per quanto la riduzione e la sintesi vengano eseguite con minuzia e precisione, a causa dell’alterazione anatomica indotta dalla frattura stessa, si può innescare un processo artrosico.

Nel caso di un atleta professionista si intuisce quindi quanto sia importante essere seguiti negli anni e non sottovalutare il presentarsi di sintomi e segni.

La lezione osteocondrale rappresenta in particolar modo il segno che fa da preambolo all’artrosi di caviglia.

Si tratta di una lesione cartilaginea che può essere dolente o totalmente asintomatica, ma che va comunque indagata con esami strumentali specifici.

Questa può essere una diretta conseguenza della frattura e quindi dovuta all’impatto del trauma, oppure può presentarsi in seguito ad una modifica del carico conseguente all’alterazione anatomica indotta dalla frattura stessa.

In un primo momento quindi è necessaria, per la valutazione della lesione ossea, una radiografia e a seguire una TAC, particolarmente utile nel caso di fratture pluriframmentarie, ma anche per una precoce diagnosi di una concomitante lesione osteocondrale.

La RMN è invece un esame consigliato in un secondo momento, cioé a distanza dall’evento traumatico in modo da evitare che l’edema dell’osso spongioso causato dalla frattura, venga confuso con una lesione osteocondrale.

Nel caso invece di una frattura del pilone tibiale – come pare sia accaduto al giocatore del Chievo Federico Mattiello – ci troviamo davanti ad una lesione ben più grave. In questo caso l’intervento chirurgico è improrogabile in quanto si tratta di fratture che coinvolgono direttamente la superficie articolare della caviglia.

Importante è valutare l’eventuale esposizione ossea. In caso infatti di contatto con l’esterno non solo è necessario rincorrere ad un trattamento specifico, ma la prognosi stessa può cambiare. Diventa inoltre fondamentale in caso di una frattura del pilone tibiale, intervenire nelle prime 24 ore dopo il trauma.

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