La nascita di un’idea: come sono giunto all’utilizzo della tecnica artroscopica per la cura della cartilagine a piede e caviglia.

Cari amici, oggi vorrei raccontarvi di un piccolo grande successo professionale. Nelle righe che seguono proverò a descrivervi la nascita di un’idea che mi ha permesso di essere il primo al mondo ad utilizzare la tecnica AMIC (Autologous Membrane Induced Chondrogenesis) per la cura di danni cartilaginei alla caviglia.

Iniziamo…

I miei percorsi, personale e professionale, mi insegnano quotidianamente che uno degli ingredienti fondamentale per vivere felici è la curiosità.

Essere curiosi significa guardare gli eventi da più prospettive e domandarsi il perché di ciascuna di essi.

La curiosità è un dono per ciascuno di noi; ammetto che per la mia professione di medico chirurgo ortopedico è un bene prezioso.

Ho imparato a coltivare il mio “dono” sin da bambino, a nutrirlo e ad averne cura. Ho scoperto nel tempo e grazie alle esperienze, che il miglior nutrimento che potessi offrire alla mia curiosità è il viaggio.

Anche durante il mio percorso formativo ho continuato a viaggiare un po’ per diletto, un po’ per dovere. Tant’è che buona parte del mio sapere si è implementato ed affinato dapprima negli Stati Uniti ed in seguito in Svizzera. Esperienze che mi hanno cresciuto, cambiato e che hanno rafforzato in me la convinzione che durante la formazione, esperienze all’estero sono imprescindibili!

Viaggi, conoscenze, riconoscimenti…molteplici sono state le soddisfazioni conseguite negli anni. Ma tutto questo come ha impattato nella mia professione?

Per prima cosa, lavorare in posti diversi con persone diverse mi ha insegnato numerosi “tips”, ovvero preziosissimi trucchetti chirurgici. Ciascun Chirurgo ha i propri, ed è doveroso condividerli e trasmetterli.

In secondo luogo, operare “senza fissa dimora” durante la mia formazione, mi ha offerto la possibilità di conoscere ed utilizzare materiali e tecniche diverse per la risoluzione di patologie simili, e tutto questo è stato fondamentale per accrescere la mia sensibilità.

In particolar modo, vorrei descrivervi ciò che vidi ed appresi dal collega tedesco Dr. Hajo Therman. Durante un intervento su di un paziente molto sofferente al tendine d’Achille, mi accorsi che, per la riparazione del danno, il collega utilizzava una membrana collagenica: un materiale ben diverso da quello utilizzato ad oggi, ma l’intervento nel complesso risultò ai miei occhi, indubbiamente suggestivo.

Suggestione che, al rientro in Italia, si è trasformata in un pensiero costante, anche grazie alle casistiche che quotidianamente affrontavo nell’ambiente in cui vivevo e lavoravo (ed in cui vivo e lavoro tutt’ora).

Da sempre, l’Istituto Ortopedico Galeazzi di Milano è un centro di riferimento per il trattamento dei traumi. Qui quotidianamente ho avuto – ed ho – il privilegio di confrontarmi con colleghi che rappresentano l’eccellenza per la chirurgia ortopedica. Qui il confronto interdisciplinare è di rigore!

È proprio grazie al dialogo ed all’osservazione dei colleghi di Milano dell’equipè CTS, i Dottori Schonhuber – che dirige l’intera equipè – e Thiebat, specializzati nella cura del ginocchio ho potuto visionare e valutare i risultati post utilizzo delle stesse membrane per la cura delle patologie di quel comparto.

Un’idea appena abbozzata nella mia mente si stava trasformando in un’opportunità concreta.

Ricapitolando: l’uso della membrana aveva dato risultati soddisfacenti tanto nella cura del ginocchio quanto nella cura del tendine d’Achille, dunque: la membrana doveva funzionare anche per la caviglia ed il fatto che nessuno prima avesse pensato ad una tecnica artroscopica, non significava che non fosse possibile!

La somma dell’esperienza con AMIC dei colleghi del ginocchio (eseguita tramite una cannula per la chirurgia artroscopica della spalla) e l’entusiasta consulenza del “BioLab dell’IRCCS Galeazzi” in particolare della Dr.ssa De Girolamo, sono stati gli ingredienti di questa mia idea che oggi è la nostra tecnica di ricostruzione biologica della cartilagine.

Questa tecnica utilizza i vantaggi rigenerativi della Bone Marrow Stimulation (micro e nano perforazioni), ossia cellule multipotenti che sono presenti in profondità nell’osso del paziente, che vengono “ordinate” in laboratorio. Ossia viene favorita una loro distribuzione su di una membrana collagenica di derivazione suina (il collagene più simile a quello umano), il nostro MATRIX.

AMIC è una procedura che oggi potrete capire ed apprezzare sulla rivista Arthroscopy Technique; sono orgoglioso di annunciarvi che presto verranno pubblicati i nostri risultati a 2 anni dal suo primo utilizzo.

In conclusione, posso serenamente affermare che la creatività non conosce limiti: abbraccia e dona vitalità a tutti i campi possibili e immaginabili e spesso un’idea nasce dalla collaborazione, dal dialogo e dal confronto tra colleghi anche di discipline diverse.

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