L’alluce valgo: patologia e problema estetico allo stesso tempo è associato al dolore, rappresentando spesso un vero tormento per molte donne.

Il banale consiglio “indossi una scarpa comoda” oggi più che mai risulta, oltre che fastidioso, inappropriato. Impossibile e ingiusto chiedere ad una donna di non indossare le scarpe che ama e la fanno stare bene con se stessa.

Da giovane donna e medico chirurgo ortopedico quale sono credo che la cosa migliore in questi casi sia farsi accompagnare da professionisti esperti in una cura adeguata di questa patologia: abbiamo gli strumenti e le conoscenze per farlo.

Una premessa è tuttavia d’obbligo: la cura per l’alluce valgo è la chirurgia.

Plantari e ortesi in silicone (che è come parlare di scarpe comode) sono solo palliativi.

L’alterazione che accompagna la deviazione in valgo del primo dito porta ad una insufficienza biomeccanica: il piede non lavora più come dovrebbe e le tre fasi del passo – appoggio, propulsione e spinta – si alterano.

Un plantare può aiutare a controllare la metatarsalgia (dolore sotto la pianta del piede a livello dei metatarsi) scaricando l’appoggio a livello dei metatarsi centrali.

Del tutto inutili risultano invece gli spaziatori in silicone. Questi, se applicati sull’alluce per “riallinearlo”, esercitano una spinta sulle altre dita del piede col rischio di indurre deformità limitrofe.

La chirurgia deve essere consigliata valutando accuratamente ogni singolo caso e la gravità della deformità.

Oggi sono disponibili varie tecniche chirurgiche: open, mini-invasive con o senza l’utilizzo di mezzi di sintesi, miste.
La scelta di ricorrere o meno ad intervento chirurgico spetta al paziente in funzione della sua sintomatologia e delle sue limitazioni quotidiane, ma la scelta del tipo di chirurgia da utilizzare spetta al chirurgo.

È importante segnalare che la chirurgia mini-invasiva, spesso richiesta dai pazienti, non si addice ad ogni tipologia di alluce ed il suo impiego è da valutare in base al grado di deformità. Questo aspetto è molto importante se si vuole ridurre il rischio di recidiva che spaventa ed allontana molte pazienti da questa scelta.

Nel post-operatorio i pazienti, con lievi variazioni in base alla tipologia di intervento svolto, potranno tornare a camminare sin da subito utilizzando una scarpa piana. Quest’ultima, al contrario della “vecchia” scarpa Talus, è dotata di una suola per l’appunto piana che agevola il recupero evitando di assumere posizioni “viziose” durante la deambulazione.

È molto importante rispettare i corretti tempi di recupero. Grazie alla scarpa post operatoria la paziente potrà comunque preservare le funzioni anatomiche del piede nell’immediato e dopo 45/60 giorni dall’intervento tornare ad indossare le sue amate decoltè.

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