In diretta dalla Cina, per il piede e l’artrosi di caviglia.

Oggi sono felice di parlarvi di dove il “piede e la caviglia” mi hanno portato: in Cina.

È davvero un contenitore enorme e non posso certo dare io una definizione esauriente di questa nazione-continente. Non ne sono capace e non so se questo sia possibile.

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Posto una foto di una bellezza naturale, che, qui, ad Urumqi, ho ammirato.

È un modo probabilmente non convenzionale per noi Europei di vedere questa nazione.

La Cina, contrariamente a quello che possiamo pensare, però, è anche questo. Ovviamente esiste il problema dell’inquinamento, che, sfortunatamente, per i Cinesi è una preoccupazione solo molto recente, ed esistono tanti altri problemi legati ad uno sviluppo industriale incontrollabile.

Io, però, ora sono ad Urumqi, terra di minoranze e, per certi versi, di confine, molto vicina al Kazakistan. Qui vedo soprattutto potenzialità pronte a esplodere. Ecco perché posto questa immagine, quella di una montagna dai panorami che lasciano senza fiato.

È la montagna che mi hanno portato ad ammirare!

Non è la mia prima volta in Cina e rispetto a qualche anno fa, quello che mi ha colpito è la curiosità.

Sto incontrando chirurghi desiderosi di ascoltare e mossi da una volontà di dimostrarsi efficienti nei miei confronti e nei confronti di chi con me è qui per insegnare.

E insegnando, è entusiasmante imparare a mia volta, guardando il mondo da una prospettiva diversa, che è nuova anche per me.

In Cina per insegnare l’artrosi di caviglia

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L’artrosi di caviglia è un problema invalidante ovunque.

Probabilmente, non è possibile individuare una nazione dove questo problema sia meno invalidante, ma indubbiamente in nazioni in via di sviluppo è una patologia più diffusa.

Pensiamo infatti alla frequenza di incidenti stradali legati al traffico e a una sua gestione più caotica di quanto siamo abituati in Europa. Pensiamo poi ad una rete di cura Traumatologica meno sviluppata di quanto abbiamo in Europa.

Questi sono probabilmente gli ingredienti che rendono l’artrosi di caviglia estremamente diffusa e, ricordiamolo, colpisce una fascia di popolazione più giovane, nel pieno della propria fase produttiva.

In una nazione, come la Cina, la soluzione indubbiamente più diffusa è l’artrodesi di caviglia (ossia la fusione).

Al momento, è giusto cosi’.

Non penso sia possibile prevedere una diffusione della protesi di caviglia come avviene nei nostri giorni in Italia, in Europa o negli Stati Uniti.

Ritengo, però, che il mio compito oggi sia quello di portare un messaggio: l’artrosi di caviglia impatta in modo pesante i pazienti che ne sono colpiti. Sono pazienti che stanno male e che devono rinunciare a tanto. Per questo meritano il nostro impegno, come medici dedicati a questa patologia, il massimo impegno.

Questo è un messaggio forte e valido ovunque, in qualsiasi nazione. Spero, mostrando i miei casi, spiegando i nostri studi, di indurre curiosità nei miei colleghi cinesi. Vorrei spingerli a leggere, a documentarsi, a viaggiare per frequentarsi e imparare nei centri di riferimenti della chirurgia protesica.

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La storia della protesi di caviglia è ancora all’inizio rispetto ad altri distretti, ma i risultati incoraggianti hanno portato ad una curiosità e volontà di imparare anche in qui, in Cina.

Il vantaggio di un paese ricco di risorse ed organizzato come la Cina potrà essere quello di prevedere da subito un’organizzazione in centri di riferimento, dove convogliare la patologia, per ottenere, da subito, professionisti dedicati e risultati affidabili.

Le nostre porte sono già aperte da anni per i colleghi Cinesi.

Sarebbe una grande soddisfazione, un domani, aver contribuito a formare una consapevolezza e un’organizzazione più efficiente per la cura dell’artrosi, che abbia un’orizzonte più ampio di quello di oggi, proprio come queste montagne di Urumqi che abbiamo postato.

Grazie Step2Walk

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