La protesi di caviglia ha avuto un’evoluzione davvero bruciante negli ultimi 10 anni ed oggi ci ritroviamo a parlare di impianti sempre più anatomici, funzionali e duraturi. É davvero una storia recente ed un successo della ricerca.

Quando, infatti, penso anche solo ai miei inizi professionali, ricordo come 10 anni fa si cominciasse a parlare di protesi di caviglia mobile bearing con curiosità, ma anche molto scetticismo.

A dire il vero, il mio primo ricordo lavorativo associato al trattamento dell’artrosi di caviglia è quello di un’artrodesi della tibiotarsica (ossia una fusione) eseguita dal mio tutor durante la mia specialità, il Prof. Ruggeri, primario dell’Ospedale di Sondrio. Purtroppo il prof oggi non c’è più, ma a lui ancora oggi mi legano emozioni indelebili e sono sicuro che lui oggi sarebbe un grande sostenitore della protesi di caviglia.

Penso spesso all’ammirazione con cui lo ascoltavo parlare dell’evoluzione delle protesi d’anca, della competenza con cui analizzava il perché dei successi e le cause degli insuccessi. La curiosità e la voglia di capire di quest’uomo ne hanno fatto un maestro, il mio punto di riferimento.

Per certi versi, la storia più recente della protesi di caviglia è paragonabile agli esordi della protesi d’anca, quelli che questo “mio” maestro aveva vissuto.

Sicuramente per la caviglia si è assistito ad una strada più lunga nel tempo per conquistare l’affidabilità, ma oggi è un continuo nascere di nuovi prodotti e design, a testimoniare il rinnovato  interesse di aziende e multinazionali in questa disciplina.

Oggi le protesi di caviglia si dividono in mobile-bearing e fix-bearing, ma cosa significa questa distinzione?

Per comprendere meglio, è importante osservare come la protesi di caviglia, rispetto ad altre articolazioni sia soggetta ad importanti sollecitazioni biomeccaniche e la prima grande soluzione di successo per ridistribuirle in maniera efficiente durante il passo è stata l’invenzione di una protesi a 3 componenti: una per la tibia, una per l’astragalo ed un menisco mobile in polietilene.

Un design europeo, un successo europeo!

Infatti, questa scelta ha permesso di ridurre la necessità di vincolare le componenti protesiche all’osso con voluminosi pegs o steli, riducendo sempre più il volume di questi impianti ed incrementandone la durata a lungo termine

Si tratta, comunque, di impianti che richiedono un assoluto bilanciamento e con un periodo di recupero per il paziente di circa 6-8 mesi.

Fix-bearing è, invece, a descrizione di una protesi senza inserto mobile (a due pezzi).

É un design che per poter essere vincente, deve essere prima di tutto anatomico.

Di qui, la nuova TM-ankle rispetta queste caratteristiche: due superfici curve che scorrono reciprocamente l’una sull’altra dando più movimento di qualsiasi altro impianto e permettendo un pronto recupero grazie ad una velocissima capacità di osteointegrazione.

Infatti, il cosiddetto metal-back (la “schiena” dell’impianto, ossia quella porzione che si interfaccia con l’osso) è di un materiale estremamente innovativo e già usato con sicurezza in altri distretti: il trabecular-metal.

Si tratta di un metallo con caratteristiche biomeccaniche e fisiche così vicine all’osso, che le cellule produttrici di osso lo leggono come tessuto osseo stesso e lo abitano, osteointegrandolo.

Questo il tema della mia presentazione a Tubingen: quando preferisco una protesi mobile-bearing e quando fix-bearing, secondo la mia esperienza.Si è trattato di un evento davvero internazionale, in cui Zimmer ha presenta la nuova protesi di caviglia TM-Ankle ai maggiori esponenti della chirurgia della caviglia in Europa.

Per me è davvero un onore quello di essere stato selezionato a parlare delle molteplici evoluzioni di questo design protesico che al momento considero il più moderno ed affidabile.Un meeting strutturato in una prima metà di spiegazioni ed una seconda metà di pratica sul cadavere, che davvero è  una soluzione  per diffondere conoscenza su questo ed altri problemi.

Un’opportunità  per il chirurgo di capire immediatamente i grandi vantaggi di questi impianti e di comprendere  eventuali insidie.

Ancora una volta grazie a chi mi ha voluto come insegnante sull’argomento, permettendo di condividere idee e progetti con colleghi leader nella loro nazione.

Oggi, caro Prof.Ruggeri, è stato un giorno in cui, guardandomi dall’alto, mi ha sorriso. Spero!

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