Focus sulla protesi di caviglia con accesso laterale: l’evoluzione dei materiali e del design

Oggi, a Brindisi, in occasione di un meeting Zimmer-Biomet incentrato sul Piede e Caviglia, avrò l’onore di tenere una lezione il cui tema è la protesi di caviglia.

Da quando ho iniziato ad esercitare come chirurgo ortopedico, ho fatto dell’artrosi di caviglia la mia grande passione, una sfida quotidiana che mi ha portato a lavorare con i migliori chirurghi. Grandi maestri italiani, statunitensi e svizzeri.

Il mio percorso nel mondo dell’artrosi di caviglia

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Sono passati diversi anni dal mio incontro con il Dottor Malerba, colui che in primis, mi ha fatto innamorare di uno degli strumenti anatomici più importanti nella nostra quotidianità: il piede. Ho trascorso tempo (tanto tempo…) studiando, ricercando e facendo ore ed ore di pratica chirurgica in sala. In testa un unico obiettivo: la cura dell’artrosi di caviglia.

Da ciascuno dei miei maestri ho appreso tecniche e trucchi, ma soprattutto, ognuno mi ha permesso di osservare la malattia dal proprio punto di vista, ampliando così le mie prospettive.

Tutti i casi a cui ho lavorato fino ad oggi mi insegnano che esistono caviglie vare, caviglie valghe, caviglie che ancora oggi è difficile classificare per via della loro complessità. Ebbene, la cura dell’artrosi nasce proprio dalla comprensione della deformità che essa sottende.

L’evoluzione delle tecniche per l’artrosi di caviglia

Anche le tecniche chirurgiche, soprattutto in ambito protesico – spesso la miglior soluzione per la cura dell’artrosi di caviglia – sono variate negli anni.

Per lungo tempo si è preferito un approccio anteriore, combattendo con retrazioni cicatriziali e tendini corti in profondità, come in fondo a quella sorta di pozzo che si riesce ad individuare tra tibia ed astragalo, un’area ricca di strutture vitali, quali vasi e nervi.

L’artrosi della caviglia oggi

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Ma oggi, tutto è cambiato. Grazie al coraggio imprenditoriali di Zimmer prima e Zimmer-Biomet poi; in combine con l’esperienza e la lungimiranza di chirurghi come Lew Schon, il mondo della protesica ha una marcia in più: un impianto pensato per un approccio laterale, una vera rivoluzione perché finalmente retrazioni cicatriziali, strutture vitali, nervi e vasi sono davanti agli occhi del chirurgo.

Questo nuovo impianto ha permesso di smettere di classificare le deformità solo in base ad un unico asse. Ma cosa ancor più importante, abbiamo a disposizione materiali innovativi come il trabecular metal, un metallo derivato dalla lavorazione del tantalio, che il nostro osso riconosce ed abita come osso stesso.

La pratica chirurgica ed il tempo hanno permesso di conoscere sempre meglio le potenzialità del design di questa nuova protesi. Limiti all’apparenza invalicabili sono stati superati, proprio recentemente ho programmato ed eseguito una disartrodesi, trasformando una caviglia fusa in un precedente intervento in una caviglia di nuovo mobile. L’utilizzo di questo nuovo impianto significa rispettare l’anatomia della nostra caviglia.

Definire questo impianto “un passo in avanti” è riduttivo, grazie a Zimmer-Biomet, i chirurghi hanno a propria disposizione un’autentica rivoluzione.

Oggi, a Brindisi, spero di trasmettere tutto l’entusiasmo e la gratitudine che ho nei confronti di Zimmer-Biomet. L’azienda, ma soprattutto le persone, che rendono concreti e possibili, ogni giorno, i miei propositi e progetti di crescita umana e professionale.

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