Parliamo in dettaglio di:
Il Meeting Nazionale AAOT
Il meeting: la protesi di caviglia
L’artrosi di caviglia e il ruolo di osteotomie e procedure ricostruttive della cartilagine nella caviglia
La metatarsalgia, la chirurgia mini-invasiva (chirurgia percutanea) e la riparazione della placca plantare (plantar-plate repairing)
La sindrome pronatoria (il piede piatto dell’adulto)
Il meeting: un successo


In Medicina la curiosità sposta le montagne.

Condivido questi miei pensieri con voi, che mi seguite, talvolta per affetto perché insieme abbiamo risolto un problema, altre volte perché con noi sperate che un vostro problema possa trovare una soluzione, altre volte ancora per semplice curiosità.
Lo condivido perché quando un paziente si lega ad un medico e un medico si dedica ad un paziente, tutto quello che aiuta a comprendersi vicendevolmente, crea un’alchimia positiva che rende il rapporto vincente.
I meeting vengono troppo spesso vissuti o spiegati come un’occasione di vacanza per una classe sociale, agli occhi di alcuni, privilegiata: i medici.
I meeting, invece, sono un’occasione di crescita e sacrificio per tanti di noi, la maggior parte di noi.
Ecco un esempio: Giovedì 30 ho fatto ambulatorio fino alle 18, poi ho preso un taxi per Linate, senza tornare a casa, volo per Roma e da lì volo per Buenos Aires. Sono arrivato l’indomani, ho tenuto le mie presentazioni nei due giorni successivi. Lunedì 4 dicembre torno in Italia, atterro a Roma e poi treno per Firenze, dove mercoledì 6 dicembre mi aspettano i miei pazienti. Sarò finalmente a casa mia soltanto Venerdì, dopo una settimana in cui i sentimenti di nostalgia per chi mi aspetta a casa e di entusiasmo per quello che insieme facciamo si fondono in un’emozione difficile da descrivere.
Quando sono stato invitato dal Dr. Gaston Slullitel al Meeting Nazionale dell’AAOT, la società degli Ortopedici argentini fondata nel lontano 1936, il primo sentimento è stato di soddisfazione: il mio lavoro desta curiosità anche dall’altra parte dell’Oceano.
Dopo l’orgoglio è subentrata la timidezza.
Chi fa il nostro lavoro con passione, sa bene che non esiste un’unica via per arrivare al risultato: la salute del nostro paziente. La timidezza va di pari passo con l’autocritica.
Tanti di noi vedono nel meeting un’occasione per affermare le proprie idee, per imporre la propria visione, nascondendo dubbi ed incertezze.
Io penso che un meeting sia l’occasione per proporre una via partendo proprio dai dubbi. La scintilla scocca quando questi si incontrano con quelli di altri professionisti e la rotta di ognuno di noi cambia, di qualche grado. Raramente un meeting tra medici preparati determina un’inversione di rotta, ma sono spesso quei pochi gradi a fare la differenza nella nostra quotidianità e ad ampliarci l’orizzonte!
Ecco la timidezza è per me quel senso di autocritica con cui ognuno di noi si auto-esamina prima di presentare il proprio lavoro e le proprie idee.
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Il meeting: la protesi di caviglia

In Argentina, tra le mie varie presentazioni, penso che quella che abbia suscitato maggior interesse sia quella tenuta in ambito di artrosi di caviglia: “Abordaje lateral para el reemplazo
total de tobillo: un cambio de paradigma”.
Ho spiegato quelli che, nella mia pratica, rappresentano grandi vantaggi in termini di protesi di caviglia: esposizione diretta del centro di rotazione della caviglia, correzione della deformità e risparmio osseo grazie al resurfacing con tagli curvi, a ricreare le originali superfici articolari della caviglia.
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L’artrosi di caviglia e il ruolo di osteotomie e procedure ricostruttive della cartilagine nella caviglia

Allo stesso modo, sono rimasto colpito da come sia stata recepita una lezione di un grande maestro europeo come Hintermann in tema di chirurgia ricostruttiva, ossia la “joint-preserving-surgery”.
In caso di artrosi di caviglia, infatti, il dibattito è sempre stato tra protesi e artrodesi di caviglia.
Il Dr. Beat Hinterman e il Dr. Markus Knupp hanno fortemente introdotto il tema delle osteotomie, come chirurgia che preservi l’articolazione.
Mi spiego meglio: L’artrosi di caviglia è nel 70-80% dei casi post-traumatica e, pertanto, è associata ad una deformità. Sono pazienti che non solo lamentano dolore e rigidità, ma che camminano “storti”: appoggiando solo l’esterno del piede (deformità in varismo) o l’interno (deformità in valgismo) o ancora in punta di piedi (deformità in equinismo).
Una postura simile sottopone a carichi e rotazioni anomale le ginocchia, ma persino le anche, il bacino e, ovviamente, la colonna lombosacrale (la schiena!).
La protesi per ottenere una funzione soddisfacente e duratura nel tempo deve associarsi a procedure di riallineamento scheletriche e dei tessuti molli (legamenti, muscoli e tendini).

Ebbene esistono un gruppo di pazienti selezionati, che, per caratteristiche di età (pazienti generalmente più giovani dei 50 anni) e danno cartilagineo più limitato, possono essere sottoposte esclusivamente a procedure di riallineamento scheletrico e rigenerazione cartilaginea senza che sia necessario impiantare una protesi.

Sono appunto soluzioni chirurgiche che hanno proposto e sviluppato per primi il Dr. Beat Hinterman e il Dr. Markus Knupp.
Sono opzioni chirurgiche a cui il mio gruppo si dedica anima e corpo ed in cui crediamo davvero tanto.
Per questo, trovare in Sud America chirurghi come il Dr. Guillermo Arrondo, che hanno appreso e sviluppato in maniera autonoma la lezione dei maestri svizzeri, è stato per me un colpo di fulmine, fonte di grande ispirazione e scambio professionale.
Grazie, caro collega!
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La metatarsalgia, la chirurgia mini-invasiva (chirurgia percutanea) e la riparazione della placca plantare (plantar-plate repairing)

In Italia il dibattito più frequente in ambito di chirurgia dell’avampiede è tra chirurgia percutanea, la chirurgia che si esegue con dei “piccoli buchini” e che tramite l’utilizzo di frese dedicate permette la correzione scheletrica (dell’osso) dell’avampiede, e la chirurgia tradizionale che tramite “piccole incisioni” permette la correzione dello scheletro e la sua fissazione mediante piccoli mezzi di sintesi dedicati (il più delle volte in titanio).
È un dibattito per cui, nel nostro paese ci si schiera pro o contro.
Nel tempo si è creata una rivalità scientifica paragonabile, con le dovute proporzioni, alla rivalità sportiva del dopo guerra che ha diviso gli Italiani tra Coppi e Bartali o, più tardi, tra Rivera e Mazzola.
In realtà, penso che questa chiave di lettura sia davvero limitata, perché entrambe queste tecniche, che oggi è forse meglio definire “correnti di pensiero”, hanno aspetti positivi e limiti. Non è possibile oggi correggere ogni problema con la chirurgia percutanea, ma, allo stesso modo, non è corretto ignorare questa opzione terapeutica dalle grandi potenzialità.
Ebbene, il Dr. Gaston Slullitel nelle sue presentazioni si è posizionato oltre questo dibattito, parlando di un tema nuovo, che troppo spesso al di qua dell’Oceano ignoriamo: il “repairing del plantar-plate” (ossia, la riparazione della placca plantare).
La metatarsalgia, infatti, può essere legata ad un’instabilità dell’articolazione tra dito e metatarsale (metatarso-falangea), che induce un iniziale lieve sollevamento del dito coinvolto (più spesso il secondo) da terra e che può avere un’evoluzione severa nel “cross-toe” (il secondo dito che si sovrappone all’alluce).
Questo tipo di instabilità è legata ad una lesione dei tessuti molli plantari, che oggi può essere riparata.
È una tecnica che il mio gruppo in Italia riservava agli atleti ed alle rotture traumatiche, ma che il Dr. Slullitel ha il merito di aver esteso alla gran parte dei pazienti.
Grazie Gaston per aver condiviso la tua esperienza!
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La sindrome pronatoria (il piede piatto dell’adulto)

Il piede piatto dell’adulto è patologico quando per via di un’instabilità peritalare mediale importante diventa sintomatico.
Hanno un ruolo: i muscoli ed i tendini (tibiale posteriore e tibiale anteriore all’interno, peroneo lungo e breve all’esterno, lateralmente, e tricipite e tendine d’Achille posteriormente), i legamenti (in particolare il legamento deltoideo e lo “spring legament”, ossia il legamento tra astragalo e scafoide) e lo scheletro (immaginiamo l’astragalo, come un vero e proprio sole al centro di un “sistema” di articolazioni che ruota e si muove intorno ad esso: caviglia, sottoastragalica, astragalo-scafoidea e calcaneo-cuboidea).
Noi Europei abbiamo storicamente enfatizzato il ruolo delle deformità scheletrica rispetto al ruolo dei tessuti molli. Al contrario, i colleghi degli Stati Uniti hanno sempre sottolineato il ruolo dei muscoli e tendini e, in particolare, l’insufficienza del tendine tibiale posteriore come “primum movens” della sindrome pronatoria.
Le teorie moderne danno ragione ad entrambe.
La strada storicamente è stata tracciata da un grande Ortopedico Italiano, il professor Pisani, che per primo ha introdotto il concetto del “complesso peri-talare”.
Ancora Hintermann ha riproposto questo concetto parlando di instabilità peritalare ed è in questo senso che lo studio del piede piatto si sta muovendo.
Ho trovato davvero nuova e interessante quanto spiegato e proposto dal Dr. Cata, che ha rappresentato in pieno la sintesi tra filosofia americana (evidenti tra le sue parole gli insegnamenti di un emico e maestro comune, Dr. Lee Schon) e instabilità peritalare mediale europea.
Grazie Dr Cata!
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Il meeting: un successo

Grazie a tutta la comunità di ortopedici argentina per la grande ospitalità dimostrata.
Grazie in particolare al Prof. Alberto Macklin per l’organizzazione di un meeting di grande partecipazione e interesse dove ad ogni sessione erano presenti centinaia di chirurghi, coinvolti nell’apprendimenti e nella discussione per il bene dei nostri pazienti!
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