Le vere e fondamentali differenze dell’artrosi di caviglia con quella di anca e ginocchio sono:

  • la causa;
  • l’età dei pazienti.

Sono due differenze con un alto grado di correlazione.
Il 70% circa dei casi di artrosi di caviglia ha infatti origine post-traumatica, derivando quindi da una frattura o da una lussazione della caviglia stessa, che può influenzare l’intero arto inferiore.
Ecco spiegata, proprio per la natura post-traumatica dell’artrosi di caviglia, perché questa colpisca solitamente pazienti giovani, più facilmente soggetti a traumi ad alto impatto.

Questo utile approfondimento ha come intento quello di definire le caratteristiche della patologia, analizzare cause e sintomi, e fare chiarezza sull’iter terapeutico, indagando l’utilità di alcune terapie conservative – soprattutto se l’artrosi è nella sua fase iniziale – e di quelle chirurgiche, con particolare riferimento alla protesi di caviglia.

L’artrosi è una patologia che colpisce indifferentemente tutte le articolazioni e comporta principalmente dolore e rigidità articolare.

È utile fare attenzione alla differenza con l’artrite, che si distingue dall’artrosi per una più spiccata componente infiammatoria, ma soprattutto perché ha cause autoimmuni (artrite reumatoide), infettive o metaboliche.

L’artrosi, al contrario, è causata dalla degenerazione dei tessuti che compongono l’articolazione ed è molto comune nelle persone che hanno superato i sessant’anni di età, nonostante possa colpire anche persone molto più giovani. Solitamente interessa le articolazioni più sottoposte a stress come ginocchia, anche, vertebre lombari o, per l’appunto, le caviglie.

L’artrosi di caviglia

La caviglia è una delle articolazioni più complesse del nostro organismo; è sottoposta a forti stress perché quando siamo in posizione eretta deve sostenere l’intero peso del nostro corpo ed è sollecitata in misura ancora maggiore ogni volta che camminiamo, corriamo o saltiamo.

L’artrosi di caviglia come l’artrosi di anca e ginocchio vede una costante degenerazione tessutale, in particolare della cartilagine articolare, che porta all’alterazione della forma dell’articolazione stessa.

Trattandosi inoltre di una patologia cronica, se non è trattata peggiora gradualmente, fino a quando non risulti difficile persino fare movimenti elementari come quelli necessari per camminare.

Le vere e fondamentali differenze dell’artrosi di caviglia con quella di anca e ginocchio però sono:

  • la causa;
  • l’età dei pazienti.

Infatti quando parliamo di artrosi di caviglia, il paziente tipico è un paziente giovane (30-50 anni) con una storia di trauma (frattura della caviglia: frattura di tibia e perone, pilone tibiale, frattura malleolare, bimalleolare, trimalleolare) alle spalle.
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Le cause dell’artrosi di caviglia

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Mi spiego meglio.

In generale, come ho detto, la comparsa dell’artrosi è direttamente correlata all’età; per quanto riguarda invece la caviglia, il discorso è profondamente differente perché questa articolazione ha superfici particolarmente congruenti, che si interfacciano in modo pressoché perfetto fra di loro, come un puzzle.

Questo rende meno frequente l’usura, che si determina quindi più spesso come conseguenza di traumi passati.

Il 70% circa dei casi di artrosi alla caviglia ha infatti origine post-traumatica: deriva quindi da una frattura o da una lussazione della caviglia stessa, che può influenzare l’intero arto inferiore.

Ecco spiegata, proprio per la natura post-traumatica dell’artrosi di caviglia, perché questa colpisce solitamente i giovani, più facilmente soggetti a traumi ad alto impatto.

Infatti anche se trattata correttamente, la frattura porta ad una perdita della congruenza articolare che a sua volta è la responsabile dell’evoluzione artrosica dell’articolazione.

La natura post-traumatica dell’artrosi di caviglia porta ad un’altra tipica caratteristica: il malallineamento.

A causa infatti dei traumi spesso ad alta energia e quindi delle fratture scomposte, talvolta esposte, e comunque di difficile riduzione, i risultato dei trattamenti, se pur eseguiti con grande rigore ed attenzione, portano ad una caviglia malallineata e quindi che presenta una deformità, tipicamente in varismo.

Al contrario quindi della protesica di anca e ginocchio che prevede di intervenire, non sempre, ma sovente su articolazioni bene allineate o con pochi gradi di malallineamento, nella caviglia ci si ritrova il più delle volte ad affrontare deformità che rendono particolarmente complessi questi interventi.

Ecco quindi l’importanza di affidarsi ad un chirurgo esperto e a centri di riferimento per il trattamento di questa patologia.
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I sintomi dell’artrosi di caviglia

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Dolore

Il dolore è il primo segnale che qualcosa non funziona come dovrebbe. Questo è conseguenza del deterioramento delle cartilagini articolari e del malallineamento spesso associato che non permette all’articolazione di lavorare in asse.

Il consumo della cartilagine articolare porta ad un processo infiammatorio che determina un ulteriore danneggiamento della cartilagine, in un circolo vizioso.

Di solito, il dolore si percepisce quando si effettuano determinati movimenti e in generale camminando; è solitamente assente di notte, più lieve a riposo e tende ad accentuarsi nel corso della giornata, in particolare dopo sforzi prolungati o al termine della giornata.
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Rigidità

La rigidità articolare è un’altra importante caratteristica dell’artrosi.

È causata non solo del tentativo del corpo di rendere più stabile l’articolazione attraverso la formazione di osteofiti, ma anche dalla contrazione della muscolatura, che diventa gradualmente meno tonica per via dei movimenti ridotti.

Anche in questo caso, la perdita di mobilità è progressiva e non può migliorare senza un trattamento specifico.
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Tumefazione

In modo lento e progressivo, l’artrosi della caviglia porta alla tumefazione della zona interessata, che può essere anche dolente al tatto. A causare il gonfiore sono l’infiammazione ed il versamento di liquido sinoviale, il fluido che è contenuto nella membrana protettiva dell’articolazione e serve a “lubrificare” l’articolazione stessa.
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Deformità

Come già sottolineato, l’artrosi di caviglia è una patologia post traumatica nel 70% dei casi. Questo implica una storia di pregresso trauma e spesso plurimi interventi volti al ripristino dell’articolazione.

A causa del trauma, che il più delle volte è ad alta energia (incidenti stradali, motociclistici, sportivi), le fratture che conseguono sono gravi, scomposte e talvolta esposte.

Ecco perché è molto comune che oltre al processo artrosico sia presente una deformità, tipicamente in varismo, che va a complicare il quadro complessivo, causando sovraccarichi di alcune articolazioni e facendole lavorare in modo scorretto.

La deformità quindi non è solo un danno per la caviglia stessa, ma può essere causa di artrosi precoce a livello di articolazioni limitrofe come l’articolazione sottoastragalica, ma anche il ginocchio.
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Artrosi di caviglia: terapie conservative

I FANS (Farmaci Anti-infiammatori Non Steroidei) sono utili per il controllo del dolore.

Il loro uso protratto è però sconsigliabile per i possibili effetti collaterali (gastriti e ulcere).

Sconsigliato è anche l’uso di oppiacei, come la morfina, che possono portare ad assuefazione e del cortisone, a cui è connesso il rischio osteoporotico ed infettivo.

In sintesi, l’approccio farmacologico può essere di aiuto in determinate fasi della vita del paziente, ma i farmaci non rappresentano la soluzione a lungo termine.
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Terapie fisiche

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Esistono terapie fisiche, come l’Interx e la Tecar Terapia, ancora più efficaci se eseguite in combinazione, che migliorano la biologia e la funzionalità dei tendini e dei muscoli deputati al movimento dell’articolazione.

Queste possono rappresentare, nell’artrosi di caviglia iniziale , una valida soluzione ripetibile, in grado di procrastinare un intervento per lungo tempo.

Attenzione: parliamo di terapie che richiedono la presenza di un operatore esperto e qualificato che elabori un piano terapeutico di concerto con un medico ortopedico specializzato in ambito piede e caviglia.
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Medicina Rigenerativa: PRP

La mia esperienza personale mi porta oggi a sconsigliare procedure infiltrative nella caviglia.

Questo è vero in assoluto per i cortisonici, ma di recente vengono proposte nuove forme di viscosupplementazione (acidi ialuronici e derivati) o anche infiltrazioni intra-articolari di PRP, senza un preciso razionale scientifico. I risultati osservati sono alterni e spesso instabili.
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Terapie chirurgiche: la protesi di caviglia

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La protesi di caviglia è l’intervento che oggigiorno rappresenta il gold standard per il trattamento dell’artrosi di caviglia.

Si tratta della sostituzione totale dell’articolazione degenerata con un impianto in grado di riprodurne il movimento.

La protesi di caviglia è una soluzione affidabile grazie ai materiali utilizzati, sempre più all’avanguardia, e ai design protesici volti a riprodurre con massima precisione e il più fisiologicamente possibile, l’anatomia e la biomeccanica della caviglia.

Esistono rari casi in cui la protesi di caviglia non può essere però eseguita. Sono casi sempre più limitati grazie ai nuovi design protesici, che permettono un risparmio osseo importante dando la possibilità al chirurgo di posizionare una protesi anche in quelle situazioni in cui il bone stock è molto ridotto (quantità di osso disponibile per posizionare l’impianto protesico).

In quei pazienti con un bone stock insufficiente o in quelli che soffrono di patologie neurologiche periferiche (drop foot), l’artrodesi, ovvero la fusione della caviglia che viene bloccata a 90° rispetto alla gamba, rimane l’unica opzione possibile.

Nella protesi di caviglia, con oltre cento casi di protesi “Hintegra” (protesi Mobile-Bearing) e oltre trecento casi di protesi TM-Ankle Zimmer-Biomet (protesi Fix-Bearing o Resurfacing ad accesso laterale) rappresento una realtà unica in Italia nella cura dell’artrosi di caviglia, oltre a una grande letteratura scientifica pubblicata su PubMed.
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