Il tendine d’Achille è il tendine sottoposto alle maggiori sollecitazioni. Per questo si può ammalare e quando si ammala il paziente non riesce a fare finta di niente.

Camminare in salita o in discesa, diventa tutto un sfida. Una sfida difficile da vincere per il paziente, ma anche per chi lo cura.

Tendine d’Achille nella porzione non inserzionale

Soprattutto quando ad ammalarsi è la porzione non inserzionale: ossia quel tratto che è a metà tra il calcagno ed il polpaccio. Si parla della tendinopatia non-inserzionale.

Il pericolo maggiore in realtà non è il dolore o la limitazione, ma il rischio di rottura del tendine d’Achille.

Il ruolo delle cellule staminali nella rottura del tendine d’Achille

La nostra idea è stata quella di utilizzare ciò che la natura ci regala e che la medicina sta imparando a conoscere e utilizzare: le cellule mesenchimali multipotenti, più note come cellule staminali.

Nel nostro tessuto adiposo, esistono delle cellule che non sono “grasso”: hanno la potenzialità di differenziarsi e diventare qualsiasi cosa il nostro organismo abbia bisogno: muscolo, tendine, osso…

Sono degli attori di riparazione e delle piccole farmacie che distribuiscono anti-infiammatori: sono un miracolo, un regalo della nostra natura.

Ecco la nostra sfida: utilizzare le cellule multipotenti della frazione stromale del tessuto adiposo per guarire i tendini d’Achille malati.

I risultati sono entusiasmanti! Ed eccoci qui, due giorni fa, al Meeting ESSKA di Barcellona a portare i nostri risultati.

È stata un’emozione sentire tanto interesse intorno a una nostra idea!

Oggi, il nostro studio, è candidato al premio per il miglior lavoro scientifico!

Comunque vada è già un successo…

Grazie ragazzi, se oggi sono qui, è perché siamo un’equipe giovane e nuova!

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