La lesione cartilaginea

La lesione cartilaginea nella caviglia colpisce più frequentemente il dome astragalico, ossia la superficie di carico dell’astragalo, in secondo battuta il platfond tibiale, ossia l’area tibiale corrispondente.
Un danno cartilagineo ha quasi sempre alla base un’origine di tipo traumatico, frequentemente un trauma distorsivo.

Distorsione di caviglia, cosa avviene?

Durante un trauma distorsivo la caviglia va incontro ad un movimento in inversione (più frequentemente) o in eversione (meno probabile e, spesso, più grave).
Durante questo movimento traumatico, possono danneggiarsi, in primis i legamenti.
Per capire quali legamenti possano danneggiarsi è fondamentale ricostruire il movimento subito dalla caviglia durante il trauma.
Un movimento in inversione più facilmente mettere a rischio i legamenti laterali. Nell’ordine, il legamento peroneo-astragalico anteriore, poi,  nel caso di un trauma maggiore, anche il legamento peroneo-calcaneale e, raramente, il legamento peroneo-astragalico posteriore.
Nei casi, invece, di trauma in eversione i legamenti a rischio son il legamento deltoideo e lo spring ligament. Il deltoideo è il legamento situato internamente alla caviglia ed è un legamento estremamente robusto.
Lo spring ligament è, invece, un legamento meno noto e rappresenta una sorta di prosecuzione lungo il piede del deltoideo, dalla caviglia verso il piede, internamente. In caso si lesioni questo “spring” può manifestarsi una pronazione acuta. In poche parole si osservano pazienti che sviluppano acutamente una deformità in piattismo del piede.
In caso di trauma più complessi , possono lesionarsi sia il complesso legamento laterale, che quello mediale. Oltre a questo, possono danneggiarsi anche dei legamenti ancora più robusti, che insieme contribuiscono a formare un’altra articolazione: la sindesmosi (ossia l’articolaizone tra la tibia ed il perone, la famosa “pinza”).

La cartilagine di caviglia

Quando il trauma distorsivo è di entità maggiore oltre ad una lesione legamentosa possiamo trovarci davanti ad un danno della cartilagine articolare. Si tratta di una condizione più difficile da trattare e che può lasciare dei postumi, motivi per cui, questa tipologia di lesione merita attenzione e competenza.
La cartilagine articolare della caviglia infatti così come quella delle altre articolazioni, non ha potere rigenerativo. Questo significa che un danno cartilagineo non può essere riparato dal nostro organismo completamente. Infatti il nostro organismo può tentare di ”rimpiazzare” la cartilagine lesionata con un altro tipo di tessuto, simil-cicatriziale, che non avrà però le caratteristiche morfogenetiche della cartilagine ialina.
Talvolta queste tipologie di lesioni vengono avvertite dal paziente fin dal primo momento. Il paziente in questi casi riferisce dolore dall’evento traumatico in poi, senza un intervallo di benessere e senza che il recupero avvenga completamente. Altre volte il paziente ha la sensazione di aver recuperate completamente. Torna a far sport e non si lamenta di alcun dolore. La lesione in situazioni simili si fa viva nel tempo, successivamente. La diagnosi può avvenire anche per caso, come un reperto occasionale. Il paziente esegue una risonanza e scopre di avere una lesione osteocondrale.

La lesione cartilaginea

Trattare una lesione cartilaginea (una lesione osteocondrale), in un paziente sintomatico, è sicuramente fondamentale per preservare la funzionalità della caviglia ed evitare che si trasformi in una caviglia artrosica.
Infatti proprio come nel ginocchio, una lesione cartilaginea è un primo passo verso una caviglia pre artrosica.
Proprio per la forza d’impatto che si manifesta durante una distorsione, le lesioni del doma astragalico risultano essere spesso di dimensioni importanti andando a coinvolgere, tutt’altro che raramente, almeno 1/3 della superficie dell’astragalo. È l’astragalo stesso, durante il movimento innaturale della distorsione, che va ad urtare contro lo tibia dando luogo ad una vera “ammaccatura” sulla sua superficie e talvolta anche su quella della tibia. Si parla in questo caso di “kissing lesion”, cioè lesioni a specchio, tradotto letteralmente dall’inglese: “lesioni che si baciano”.

Cosa fare?

L’intervento nei casi di pazienti sintomatici e la cui sintomatologia persista nel tempo (quindi lontani dall’evento in acuto), diventa un passo obbligato.
Le tecniche biologiche di ricostruzione della cartilagine articolare sono oggi affidabili e si stanno diffondendo in modo proporzionale ai buoni risultati ottenuti.
Molte sono le pubblicazioni in letteratura medica che trattano questo argomento. Varie sono le scuole che lavorano a questa tipologia di intervento, cercando di offrire ai propri pazienti un trattamento che permetta di tornare a svolgere le normali attività della quotidianità e talvolta anche gesti sportivi.
Noi abbiamo ideato questa nuova tecnica AT-AMIC, puramente artroscopico, per cercare di intervenire con la minima invasività, ma nello stesso tempo con la certezza di aver eseguito la corretta riparazione biologica della lesione. In mani esperte, la tecnica artroscopica permette infatti una visione ottimale dell’articolazione senza dover intervenire “a cielo aperto”.

L’età quanto conta?

Il limite più importante a questa tecnica chirurgica rimane l’età. Infatti questa tecnica biologica sfrutta la capacità rigenerativa della cartilagine articolare, che si è vista diminuire all’aumentare dell’età. Personalmente consigliamo l’intervento in pazienti di età non superiore ai 60 anni. In questo caso infatti rischieremmo di avere dei fallimenti e di dover re-intervenire, riproponendo a breve distanza di tempo un secondo intervento chirurgico.
Partendo quindi da questo “limite” legato all’età, ci siamo però posti una domanda: vi è una differenza nei risultati tra i nostri pazienti più giovani rispetto a quelli più anziani? E quindi, l’età, è o no un fattore prognostico negativo?

Arthroscopy

È un tema caldo questo delle lesioni cartilaginee. Lo è ancora di più il trattamento artroscopico. Ecco perché anche la rivista per eccellenza in tema di artroscopia; Arthroscopy, ha ritenuto interessante il nostro studio e ha accettato di pubblicarlo tra le proprie pagine.
La letteratura medica, infatti,  come anche in altri campi, è varia e molti sono le riviste scientifiche a cui si può accedere e che possono dare risalto ai propri studi e risultati.
Per noi è un grande onore essere su Arthroscopy.
È la conferma che quello che quotidianamente facciamo riveste un ruolo non solo nella nostra pratica e per i nostri pazienti, ma, in generale, ha importanza in Medicina, per i colleghi che leggono la rivista e per i loro pazienti, in generale, un rilevanza mondiale.

I nostri risultati

Siamo riusciti a dimostrare che se le tecniche cartilaginee vengono eseguite nella corretta indicazione, l’età non rappresenta un limite vero!
Il paziente di 50 anni affetto da lesione cartilaginea può avere la stessa speranza di tornare ad avere una caviglia efficiente del paziente di 20 anni: l’età, all’interno dei limiti della corretta indicazione, non rappresenta un fattore predittivo negativo!
È un ottima osservazione ed un grande speranza per tutti i pazienti che hanno questo tipo di problema anche oltre i 40 anni: il loro destino non è quello di aspettare l’avvento di artrosi di cavigia, ma esistono soluzioni per ritornare ad una caviglia sana!

Scrivimi ora