In questo articolo parliamo in dettaglio di:
Artrosi di caviglia: i numeri in Italia
Artrosi di caviglia: il ruolo dei PROMS, dei registri e degli indicatori di qualità della vita
Protesi caviglia: learning curve e centri specializzati
Learning curve: l’esperienza del chirurgo


Foot and Ankle Surgery, la rivista scientifica europea di riferimento sulla chirurgia di piede e caviglia, pubblica 3 nostri articoli in un unico numero dedicato alla protesi di caviglia.
Un privilegio scientifico molto raro che ci permette di introdurre il dibattito sui centri specializzati e sul trattamento più appropriato per l’artrosi di caviglia.

Artrosi di caviglia: i numeri in Italia

Quando si parla di artrosi di caviglia, è importante sottolineare che è una patologia meno diffusa dell’artrosi di anca e ginocchio.
Infatti, per le prime due, l’invecchiamento gioca un ruolo determinante. Ovviamente, nel caso della popolazione italiana, in cui l’età media è in crescita, non può essere un fenomeno trascurabile.
Per quanto riguarda la caviglia, invece, la causa maggiore nel nostro paese è il trauma [artrosi post-traumatica], seguita da malattie infiammatorie sistemiche (artrite reumatoide e LES, in testa).
Questo spiega il numero inferiore di pazienti colpiti.
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Artrosi di caviglia: il ruolo dei PROMS, dei registri e degli indicatori di qualità della vita.

Per tanti anni, si è avuto la tendenza a sottovalutare l’impatto dell’artrosi di caviglia sulla qualità della vita dei pazienti colpiti.
Spesso, anche per questo motivo, i malati si sono sentiti “trascurati” o hanno vissuto nell’attesa di un trattamento affidabile che la ricerca negli anni avrebbe dovuto proporre loro.
Gli sforzi, però, di scienziati e compagnie coinvolte nella ricerca protesica ha frequentemente guardato verso altri distretti, quali anca e ginocchio.
Oggi si assiste ad un rinnovato interesse nei confronti di questa patologia, che ha portato all’introduzione di nuove e diverse soluzioni sempre più affidabili per i pazienti malati di artrosi di caviglia.
Indubbiamente, in questa evoluzione ha un ruolo attivo la ricerca scientifica ed, in particolare, un campo scientifico della ricerca.
Sto parlando dei “PROMS” e degli indicatori di qualità della vita.
Infatti, spesso, noi medici per confrontare i nostri risultati utilizziamo scale e parametri, importantissimi ed imprescindibili, ma con un difetto: non sempre questi dati trovano una corrispondenza diretta con le aspettative ed i risultati percepiti dai pazienti stessi.
Ecco lo sviluppo dei “PROMS”, ossia degli strumenti in grado di misurare il grado di sofferenza prima e soddisfazione dopo dei pazienti senza passare attraverso il filtro dell’interpretazione del clinico (medico).
IRCCS Galeazzi ha dimostrato il proprio interesse verso questo aspetto, creando dei registri dedicati alle singole patologie.
Sono degli strumenti che raccolgono e studiano nel tempo questi parametri per: chirurgia della colonna, chirurgia protesica di anca, ginocchio e protesi caviglia.
Indubbiamente, nel futuro questi sono strumenti scientifici da cui non si può prescindere.
Nel presente, però, a motivare e spingere la ricerca sono stati studi come quelli di Steve Raikin, di cui abbiamo scritto in passato.
È uno studio importante che si è soffermato sulla qualità della vita dei pazienti artrosici e che ha sottolineato come i pazienti affetti da artrosi di caviglia siano malati importanti.
Si tratta di pazienti generalmente giovani, che nel pieno della loro vita attiva si ritrovano letteralmente “inchiodati” ad una vita diversa da quella che vorrebbero.
L’artrosi di caviglia e la sua disabilità sono paragonabili nell’impatto sulla qualità della vita ai pazienti affetti da artrosi dell’anca e, addirittura, ad insufficienza renale cronica.
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Protesi caviglia: learning curve e centri specializzati

Il primo dei nostri studi pubblicati, messo in evidenza sulla pagina web della rivista, si sofferma ad analizzare un aspetto: la learning curve del chirurgo.
È su questo argomento che anche noi desideriamo soffermarci.
È uno studio che ha un’importanza tecnico-scientifica, ma che potenzialmente ha anche un risvolto “socio-sanitario”.
Questo fin dalle origini di questa esperienza.
Infatti, in primis, studi simili possono essere disegnati e sviluppati solo in Istituti ad elevato volume, con una vocazione alla ricerca.
Indubbiamente, i recenti ranking pubblicati danno un ruolo prominente nella ricerca in Ortopedia all’IRCCS Galeazzi. Il nostro studio ha trovato, pertanto, terreno fertile dove crescere nel nostro ambiente di lavoro, a cui tutti noi siamo grati.
I risultati hanno dimostrato, innanzitutto, che i risultati clinici e radiografici della protesi di caviglia sono buoni ed affidabili.
In secondo luogo, questi stessi risultati sono strettamente legati al buon posizionamento dell’impianto.
Per questo motivo, la formazione del chirurgo è imprescindibile.
In terzo luogo, la gran parte dei parametri clinici e radiografici migliorano con l’aumentare dell’esperienza del chirurgo.
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Learning curve: l’esperienza del chirurgo

Lo studio ha individuato con precisione un cut-off di 30 casi eseguiti dallo stesso chirurgo, oltre i quali questi parametri diventano ancora più affidabili e precisi.
Sono esperienze scientifiche che suffragano la scelta di alcune nazioni, come per esempio, il Canada, di centralizzare la patologia dell’artrosi di caviglia e, di conseguenza, la scelta della protesi di caviglia in centri di riferimento, per favorire il superamento della cosiddetta soglia della “learning curve” del chirurgo.
L’obiettivo è quello di offrire al malato, che ribadiamo è un paziente affetto da una grave disabilità, il miglior trattamento possibile.
È un tema caldo in cui le discussioni sono giustamente ancora aperte.
La mia personale opinione è che non sia praticabile la scelta di concentrare unicamente nei centri di riferimento questo tipo di chirurgia, perché precluderebbe a chirurghi validi la possibilità di prendersi cura direttamente dei propri pazienti.
Ritengo, però, che il ruolo dei centri di riferimento e dei pochi chirurghi con grande esperienza in questo tipo di chirurgia potrebbe essere sfruttato come un valido supporto per tutti quei chirurghi, già esperti nella cura della caviglia e del piede, che si affaccino, però, per le prime volte alla protesi di caviglia come opzione terapeutica per l’artrosi di caviglia.

Un palcoscenico importante per un tema importante.

Sono personalmente davvero orgoglioso che questo articolo venga promosso in ambito europeo e che il nostro lavoro possa essere fonte di approfondimento e discussione.
Grazie al mio gruppo per la dedizione!
Grazie profondo e sincero al Dr Michael Stephens, editor della rivista (Foot and Ankle Surgery) della Società Europea di Chirurgia della Caviglia e del Piede per l’attenzione riservataci!
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