Artrosi di caviglia: visita specialistica

Il mio rapporto con i medici di base è frequente quanto prezioso e costruttivo.
Proprio per questo vorrei di seguito sintetizzare alcuni dei principali aspetti sui quali spesso mi capita di confrontarmi con loro, soprattutto dopo che hanno consigliato ai propri pazienti di rivolgersi ad un ortopedico specialista per un consulto e una diagnosi approfondita.
Inoltre, visto che il tema delle prescrizioni specialistiche è oggi più che mai attuale (viste le novità prospettate dall’ultima spending review in ambito sanitario), mi piace pensare di poter essere utile dando qualche consiglio sui test clinici più efficaci da prescrivere in caso di sospetta artrosi di caviglia, ma che soprattutto non contravvengano alle previste nuove regole.
L’artrosi di caviglia è una malattia ben diversa dalle più diffuse che colpiscono altre articolazioni quali anca e ginocchio.
La loro epidemiologia ed eziologia è profondamente differente. Infatti, nel caso dell’anca e del ginocchio, il più delle volte, ci troviamo di fronte ad un paziente anziano, nel quale l’artrosi rappresenta solo uno dei tanti problemi tipici dell’invecchiamento.
In questi casi, la scelta terapeutica è condizionata dal grado di artrosi, come anche da attente valutazioni sulle condizioni di salute generali ed eventuale comorbidità.
Nella caviglia, invece, l’età non è un fattore determinante. Chiariamo perché.
Innanzitutto, la tibiotarsica è un’articolazione congruente, il che la rende intrinsecamente stabile. Ciò significa che in ortostatismo (statica) i legamenti non esercitano alcuna funzione: intervengono solo in dinamica. Eventuali sollecitazioni anomale delle superfici articolari sono estremamente ridotte.
La caviglia, quindi, è un’entità funzionale estremamente resistente al processo degenerativo artrosico. Al contrario, risulta molto fragile in caso di precedente frattura o instabilità che ne compromettano l’integrità anatomica (artrosi post-traumatica).

Artrosi caviglia post-traumatica

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Ecco spiegata la differente epidemiologia: sono coinvolti pazienti con anamnesi positiva per lesioni legamentose e cartilaginee, fratture o malattie infiammatorie sistemiche (artrite reumatoide, emocromatosi, ecc). Per questo ci troviamo spesso di fronte a soggetti giovani e nel pieno della loro vita attiva.
Che impatti può avere sui nostri pazienti questa patologia?
Uno studio americano, condotto dal professor S. Raikin, ha portato alla ribalta la rilevanza di questa malattia (Livello di Evidenza: 2). Secondo score clinici validati, l’artrosi di caviglia affliggerebbe la vita dei pazienti affetti in misura pari all’artrosi dell’anca e superiore a quella del ginocchio.
Quindi, come è facile immaginare, ci troviamo di fronte ad una malattia grave, con un’impotenza funzionale ed un importante costo sociale in termini di assenze dal lavoro per malattia. I soggetti colpiti sono individui che con il tempo sviluppano una riduzione del movimento e deformità multiplanare, spesso in equinismo ma non solo.
Le caviglie artrosiche, pertanto, possono evolvere, creando gravi deformità.

Sintomi dell’artrosi di caviglia

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I sintomi principali sono zoppia e dolore con un coinvolgimento anche delle articolazioni vicine. Per esempio, non è raro riscontrare un recurvatuum del ginocchio in un paziente con un’importante equinismo della tibiotarsica.
Pertanto, è corretto considerare che l’artrosi delle caviglia è una malattia in cui la degenerazione e la sintomatologia non sono limitate alla articolazione interessata, ma anzi, le manifestazioni sono frequentemente sovrasegmentarie.
Curare tempestivamente un’artrosi di caviglia significa, pertanto, fare prevenzione sulla salute della altre articolazioni.
Come è meglio studiarla ed osservarla?
Come dicevamo, è un tema indubbiamente importante soprattutto in questo momento in cui le autorità sanitarie ci impongono, talvolta giustamente, altre volte con colpevole superficialità, un’attenta revisione dei costi.
La caviglia va studiata in carico, in particolare quando è artrosica. Per questo l’esame migliore da prescrivere al paziente prima di una valutazione specialistica ortopedica è senza dubbio la radiografia in carico del piede e della caviglia. Questa, unita ad un’appropriata valutazione clinica, deve essere sufficiente ad un bravo specialista per fare la diagnosi.
Nei casi con indicazione chirurgica sarà poi il chirurgo ortopedico stesso a richiedere una TAC della caviglia, per studiare la qualità dell’osso su cui dovrà intervenire.
La RMN, al contrario, ha un’utilità davvero marginale nello studio di questa patologia.
Spesso, però, un paziente non è sereno finché non gliene viene prescritta una. Purtroppo, è pensiero comune che questa indagine chiarisca sempre ogni dubbio, garantendo di per sé un’adeguata diagnosi. E’ sbagliato! In questi casi, comunicare col paziente, spiegando perché si sta prescrivendo un dato esame è fondamentale, anche se talvolta non sufficiente a tranquillizzare un paziente sofferente e giustamente preoccupato.
Anche per questi motivi ho ritenuto opportuno dedicare ampio spazio al tema dell’imaging sul mio sito, al quale potrete fare riferimento anche come fonte di rassicurazione per i vostri pazienti, invitandoli a cercare lì le risposte a tutte le loro domande e ai tanti comprensibili dubbi.
Ricordiamoci sempre che, quando capita di imbattersi in un paziente che lamenta un dolore importante alla caviglia, zoppia, difficoltà ad indossare calzature da lavoro (anti-infortunistiche), la prima regola è valutare attentamente la sua storia, la sua quotidianità. Un’anamnesi positiva per una malattia infiammatoria sistemica oppure per lesioni legamentose e fratture di tibiotarsica, astragalo e calcagno ci deve subito far pensare ad un’artrosi di caviglia. Quindi, una radiografia di piede e caviglia in carico è quanto lo specialista necessita per fare la diagnosi.
Un centro di riferimento per la cura dell’artrosi di caviglia, patologia ancora oggi di “nicchia” e poco curata, è quanto invece necessario ad un paziente che voglia esercitare il suo diritto a ricevere la migliore cura.

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