L’alluce valgo è per un chirurgo del piede la patologia che con maggior frequenza porta all’intervento chirurgico. Rappresenta infatti la prima causa di chirurgia del piede nella donna, la seconda nell’uomo.

Sintomatologia dell’alluce valgo

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La sintomatologia legata all’alluce valgo può essere davvero varia. È sicuramente tipico il dolore a livello della cosiddetta “cipolla” cioè la sporgenza che crea il metatarso con la sua “borsa”, sporgendo medialmente. Talvolta però il paziente lamenta anche un dolore dorsale, determinate dall’attrito con la scarpa.

Il problema relativo alla deformità dell’alluce valgo che abbiamo chiamato “cipolla” e che gli americani chiamano “bunion”, è la possibile ulcerazione di quest’ultima. Infatti può talvolta subentrare una borsite molto dolorosa ed ingravescente con rischio di conseguenti ulcerazioni della pelle.
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Il dolore si localizza solo a livello dell’alluce?

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Non sempre il dolore è localizzato solo ed esclusivamente a livello dell’alluce. Anzi talvolta non è l’alluce a dare problemi, bensì le articolazioni o addirittura le dita vicine!

Infatti, proprio a causa della deviazione dell’alluce, che non svolge più il suo ruolo di spinta principale durante la fase del passo, si può avere un sovraccarico dei metatarsi minori, percepito dal paziente come un forte dolore a livello della pianta del piede (metatarsalgia). Non è raro che si formino inoltre dei fastidiosi calli che nonostante le più meticolose attenzione di cosmesi, irrimediabilmente recidivano.

Spesso il paziente riferisce la sensazione di sassolini nelle scarpe, proprio sotto le dita dei piedi: altro non sono che i metatarsi appesantiti da una mole di lavoro eccessiva per l’incompetenza dell’alluce.
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Perché le dita fanno male e si griffano?

Altre volte il dolore è dorsale a livello delle dita che si deformano a griffe ed entrano in attrito con la calzatura, creando anche in questi casi, fastidiosi e dolorosi calli. La deformità delle dita è strettamente correlata all’alluce valgo che proprio a causa della sua deviazione comprime e riduce lo spazio a loro disposizione costringendole a deformarsi, dando luogo alle famose “dita a griffe” o “dita a martello”.
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L’alluce valgo e la scelta delle calzature

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La deviazione del primo metatarso verso l’interno, porta ad un susseguirsi di cambiamenti nella morfologia del piede che ne vanno ad alterare la forma, talvolta in maniera davvero importante.
Ecco perché non è raro che il problema non sia il dolore bensì la forma del piede.

Non si tratta di un problema meno frequente né meno importante.

L’impossibilità di scegliere una calzatura esteticamente appagante non deve passare in secondo piano rispetto al dolore. Si tratta in entrambi casi di disagi a cui questa patologia può portare, ma per i quali esiste un rimedio.

Spesso infatti le pazienti si arrendono davanti alla scelta di scarpe esteticamente piacevoli a causa del cambiamento del loro piede che appare troppo largo per le consuete calzature. Ecco perché le ultime tecniche di correzione dell’alluce valgo negli Stati Uniti, facendo riferimento alla famosa scarpetta, si chiamano “Cinderella Procedures” (l’intervento di Cenerentola).
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La visita specialistica per l’alluce valgo

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La chirurgia si deve basare su una diagnosi ed un preciso planning pre-operatorio.

Per questo è fondamentale esaminare accuratamente la paziente che va valutata clinicamente, vedendola camminare e osservando l’appoggio dei piedi che vanno sempre studiati entrambi.
La radiografia è sicuramente un esame che non può mancare per la completezza della diagnosi. Questa va sempre eseguita in carico, ossia stando in piedi al momento dell’esecuzione.
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Perché così tanta attenzione all’esame obiettivo?

Valutare correttamente il paziente è fondamentale. Benché infatti chiunque possa farsi auto-diagnosi di alluce valgo, ciò su cui si concentra un medico specialista sono la gravità e le cause del problema.

Indubbiamente il grado di deformità gioca un ruolo rilevante nella scelta della tecnica chirurgica per la correzione, ma anche la valutazione di concomitanti problemi che si possono associare all’alluce valgo, quali la già descritta metatarsalgia, la griffe delle dita e soprattutto una eventuale deformità del retro-piede (piede piatto o piede cavo) sono fattori che non devono essere trascurati, per ridurre il rischio di recidiva.
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Chirurgia dell’alluce valgo: le 3 tecniche utilizzate

L’alluce valgo è una patologia molto frequente e diffusa per cui sono state proposte moltissime tecniche correttive. Alcune di queste nel tempo si sono rivelate efficaci, altre assolutamente no.

Le tre tecniche chirurgiche più usate sono: la tecnica mini invasiva, la chirurgia aperta e le tecniche miste.

La tecnica mini invasiva grazie alle ridotte incisioni cutanee e alla ridotta esposizione dei tessuti molli, permette di ridurre il dolore, il sanguinamento, il gonfiore e velocizzare il recupero nel post operatorio.
Si tratta di una tecnica eseguibile senza laccio emostatico, pertanto meno dolorosa nel post-operatorio. Essa sfrutta i fattori di crescita rilasciati dal sanguinamento stesso per favorire e accelerare la guarigione ossea e dei tessuti molli. Ecco perché non richiede nessun fissaggio delle osteotomie.
La tecnica mini invasiva originale non prevede per questo motivo l’utilizzo di mezzi di sintesi. È una ricerca di un nuovo equilibrio che l’organismo trova spontaneamente dopo l’intervento. Il paziente può addirittura caricare il peso del proprio corpo da subito. Il compito del chirurgo è semplicemente quello di guidare questo processo, grazie a medicazioni e bendaggi correttivi effettuati settimanalmente.

Variazioni della tecnica mini-invasiva, tecniche miste, prevedono invece l’utilizzo di mezzi di sintesi. Si tratta di piccole viti, paragonabili agli impianti utilizzati dai dentisti, che non snaturano i vantaggi della mini-invasività, ma ne amplificano le possibilità di applicazione.
Nei casi in cui non sia possibile operare in modalità mini-invasiva si fa ricorso ad altre valide tecniche. Ricordiamo infatti che l’obiettivo della chirurgia è quello di ottenere nuovamente un piede funzionalmente efficiente ed esteticamente appagante, indipendentemente dalla tecnica utilizzata.

Le “tecniche open” (o chirurgia aperta) prevedono, quindi, piccole incisioni che permettono al chirurgo di esporre il tessuto osseo per eseguire l’osteotomia desiderata. In questi casi i mezzi di sintesi diventano necessari per assicurarsi la stabilità della osteotomia.
Un altro aspetto fondamentale, come dicevo prima, è distinguere una deformità isolata da una deformità parte di una sindrome. In quest’ultimo caso è fondamentale correggere tutti i malfunzionamenti nel piede e non solo il valgismo dell’alluce, associando nuovi tempi chirurgici alla correzione dell’alluce valgo.
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Il decorso post-operatorio dell’alluce valgo

In linea generale, si tratta di interventi programmabili con un’anestesia periferica (addormentando l’arto dalla gamba in giù o dalla caviglia in giù) ed in regime di day hospital.
Ovviamente, in caso di ansie o paure particolari, queste procedure sono abbinabili ad una sedazione, che permetta alla paziente di dormire o, comunque, di essere tranquilla e rilassata durante l’esecuzione dell’intervento.

La maggior parte degli interventi, in ogni caso, durano meno di 30 minuti.

Alla paziente viene generalmente concesso il carico immediato con scarpe post-operatorie dedicate da portare per 4 settimane (scarpa post/operatoria piana) ed il ritorno ad una calzatura normale viene previsto a circa 30 giorni. L’attività sportiva blanda ed in acqua viene concessa sempre circa a 30 giorni.

Per scarpe strette in punta e attività sportive più impegnative è consigliabile attendere 3 mesi dall’intervento.
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Video Alluce valgo


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